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Monte Serra, altri roghi sospetti: le indagini su Franceschi non sono finite
Il procuratore capo Crini: «Era sul Serra il 15 settembre e ci è tornato la sera del 24, nel punto dove si era fermato il fuoco pochi giorni prima»
PISA. Con le condizioni del vento e del sottobosco di quella maledetta sera sul Monte Serra sarebbe bastata una scintilla a scatenare l’inferno. E l’inferno si è scatenato. Quella scintilla l’ha innescata qualcuno. Per gli inquirenti e ora anche per il giudice per le indagini preliminari quel qualcuno è Giacomo Franceschi. È il volontario trentasettenne di Calci, tutt’ora in carcere a seguito dell’ordinanza emessa dal gip Donato D’Auria, a confermare questa tesi con le sue parole. Anche se si difende dall’accusa di essere il piromane del Serra: «Io amo questa montagna, ci venivo con il mio nonno, non potrei mai provocare un incendio» ha detto agli inquirenti martedì.
Confermando però si essere stato lì quella notte, di aver usato un accendino, di essersi poi allontanato e aver dato l’allarme ai colleghi del Gva di Calci per le fiamme che si stavano sviluppando proprio dove era stato lui qualche decina di minuti prima. E tanto è bastato agli inquirenti, per decidere il fermo e al gip per disporre la custodia cautelare.
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L'INCHIESTA
Il resto di questa vicenda è ancora da scrivere. I contorni dell’accaduto sono stati definiti dal procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini, e dai vertici dei carabinieri e dei forestali che hanno condotto le indagini, seguite dal pm Flavia Alemi. Che non sono ancora chiuse. Per la procura quello del 24 settembre potrebbe non essere l’unico incendio appiccato da Franceschi. Un volontario che «teneva molto a essere il primo a segnalare i fuochi» riferiscono gli inquirenti sulla base delle informazioni e delle testimonianze acquisite. Quel volontario la cui presenza è stata confermata dai rilievi tecnici nel luogo dal quale è partito l’incendio sia il 15 settembre, che il 24. La coincidenza è stata una prima “spia” e ha orientato subito l’attenzione dei carabinieri e dei forestali su Franceschi tra i primi ad essere sentiti dagli inquirenti come esperto conoscitore del settore antincendio e del territorio. Chiacchierate - almeno inizialmente - nelle quali ha fornito dettagli, suggerito possibili scenari, confermato di aveva visto una luce rossa sul monte, scambiata per un fanalino di un’auto, poco dopo le 21 del 24 settembre.
Franceschi era proprio lì, hanno accertato gli inquirenti, prima delle 21, nel punto dove il fuoco si era fermato il 15 settembre. Ma il volontario lo ha ammesso solo durante l’interrogatorio di martedì. Era lì. Ci era arrivato in macchina seguendo un percorso secondario, racconta Crini, una strada dissestata passando dalla quale ha danneggiato la carrozzeria. Era lì e ha utilizzato l’accendino in un momento di confusione (un attacco di panico, avrebbe raccontato). Poi è tornato alla macchina, è andato a casa, ha visto la luce rossa sul monte «e ha avuto un dubbio - spiega il procuratore - quello che si potesse trattare di qualche cosa di diverso dal fanalino di un auto». Ma non ha dato l’allarme. La telefonata ai colleghi del Gva è delle 22.05. La scintilla era ormai un incendio che ha distrutto boschi e case e messo a repentaglio la vita delle persone. Degli stessi volontari colleghi di Franceschi lavorava.
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LO CHOC DI VOLONTARI
L’inchiesta, l’ipotesi che il piromane sia un calcesano volontario dell’antincedio ha sconvolto la comunità e l’intero mondo del volontariato che si occupa di prevenzione e intervento in caso di roghi. «Mai avevamo avuto dubbi su una persona che noi giudicavamo insospettabile - ha scritto sulla propria pagina Fb Federico Delle Sedie, responsabile del Gva di Calci - e che ha partecipato attivamente alle operazioni di spegnimento dell’ultimo spaventoso incendio. Un incendio in cui molti volontari hanno rischiato moltissimo e solo per bravura o fortuna non si sono fatti male! Naturalmente prima di giungere a giudizi e sentenze che non competono a noi ma alle autorità competenti aspettiamo da parte di queste ultime un giudizio definitivo.
L’associazione si è messa a disposizione delle autorità per aiutare gli inquirenti». «Valuteremo l’opzione di costituirci parte civile qualora si arrivi a processo nei confronti del presunto responsabile» dice il presidente delle Pubbliche assistenze toscane, Dimitri Bettini annunciando la decisione della direzione di Anpas Toscana. «Restiamo sempre convinti – ha detto Bettini – del fatto che si è innocenti fino a prova contraria. E per questo sarà la magistratura ad accertare se il fermato abbia o meno responsabilità dirette nel fatto. Ma riteniamo anche che sia necessario tutelare l’immagine dei volontari, di tutti i volontari che ogni giorno si mettono in gioco nell’antincendio boschivo e, per quanto riguarda le pubbliche assistenze anche nel soccorso sanitario, nei servizi sociali, nella protezione civile».
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