Il presidio
Normale, Barone pronto a fare un passo indietro “concordato”
Il direttore vorrebbe evitare la sfiducia mentre cresce la protesta di studenti e dottorandi che hanno esposto due striscioni con la richiesta di dimissioni
PISA. Il primo: “Né Conti, né Baroni/e”. Il secondo: “Cambiamo Direzione”. Alle 9 di mattina scendono giù dalle finestre del Palazzo dell’Orologio, quasi alla sommità della “dantesca” torre del conte Ugolino, due striscioni di studenti e dottorandi della Scuola Normale. Sembra arrivata ad un punto di non ritorno la protesta della Scuola nei confronti del direttore Vincenzo Barone. La stessa scritta, riferita al docente, è comparsa all’ora di pranzo sui video della mensa, dopo che qualcuno ha hackerato il sistema interno che proietta il menu giornaliero.
Oggi il caso-Barone arriva nella conferenza di ateneo, antipasto della discussione sulla mozione di sfiducia presentata da studenti e dottorandi che sarà discussa e votata nella seduta del Senato accademico del 9 gennaio. Ma la sensazione è che possa esserci un’accelerazione. Barone ha confidato a persone vicine che per motivi di salute oggi potrebbe non essere presente alla conferenza. Ma soprattutto avrebbe già espresso la sua disponibilità a fare un passo indietro, a patto di una soluzione concordata: in altre parole, vorrebbe evitare di essere sfiduciato. A quel punto scatterebbero le dimissioni dalla guida della Scuola, dove il vento ormai gli è sempre più contrario.
Le polemiche esplose per il progetto di “sdoppiamento” della Normale con l’apertura di una sede a Napoli sono state la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Di sicuro l’iniziativa caldeggiata da Barone e poi stoppata dal governo è stato un passaggio decisivo. Ma il clima nei confronti di Barone era cambiato da tempo. «Abbiamo voluto mandare un messaggio chiaro, all’istituzione ed a tutta la cittadinanza. Chiediamo con forza un cambio netto di direzione il cui primo passaggio, per noi, è rappresentato da un cambio al vertice della Scuola. Negli ultimi mesi la torsione autoritaria del direttore Barone si è sempre più rafforzata, culminando nell’imposizione della fondazione della Scuola Normale Meridionale», dicono studenti e dottorandi per spiegare la protesta degli striscioni.
«Non ci siamo opposti a questo progetto perché in linea di principio contrari alla fondazione di altre scuole d’eccellenza - aggiungono -. La nostra opposizione è sorta proprio a partire dalla mancanza di trasparenza e democrazia nella definizione del modello di investimento che sarebbe stato fatto. Va anche rilevato come negli ultimi anni il concetto stesso di eccellenza sia servito soltanto a mascherare i tagli al sistema universitario, a danno di tutto il Paese».
«Noi studenti e dottorandi - proseguono - siamo stati attaccati a più riprese, da dentro e da fuori della scuola, tacciandoci di essere incapaci di cogliere la visione avveniristica che ci veniva proposta dal direttore. Con gli striscioni che abbiamo esposto ci teniamo ad uscire dalla misera contrapposizione tra la visione autoritaria di Barone e quella campanilistica di Conti. Nessuno dei due ha tenuto conto dei nostri bisogni, opinioni e proposte. Nessuno dei due, chi in Normale, chi in Comune, ha pensato ad ascoltare i bisogni di studenti, dottorandi e di tutte le componenti del mondo accademico. È proprio da questi bisogni invece che pensiamo si debba partire per imprimere alla Scuola e all’università un profondo cambio di direzione. Per questo ribadiamo la nostra sfiducia al direttore e la richiesta di dimissioni immediate». —
Francesco Loi
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