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Il dramma degli sfollati rimasti senza case «Non è Rockefeller, quindi non ci ripagherà»
La tedesca Satu Heinicke, che ha perso la sua abitazione ai Ronchi, è sotto choc: «La cosa macabra è che forse era mio amico su Facebook»
la cronistoria
«Per me Giacomo Franceschi rimarrà innocente finché non sarà condannato in via definitiva. Preferisco un colpevole che la fa franca, a un innocente accusato ingiustamente. Certo, se lui è il presunto piromane, non credo proprio che ci ridarà mai i soldi, dato che non lo vedo un Rockefeller. Se mi dà noia che sia accusato proprio un volontario? No: il volontario può essere il profilo tipico del piromane, è già successo in passato. Può essere un fatto psicologico. Io comunque non do alcun giudizio sulla questione».
A parlare è il fisioterapista Francesco Bellinvia, che a causa del terribile incendio del Monte Serra ha perso la casa dove viveva con la moglie Lorenza Pratali e i figli. Lui non è l’unico a dire la sua a poche ore dal fermo in carcere del presunto piromane. «Abbiamo i nervi consumati – sostiene Satu Heinicke, moglie di Willy Schmitz, l’agricoltore tedesco che ha perso la casa ai Ronchi – pensare che forse di questa persona sono anche amica su Facebook. È qualcosa di macabro».
Le famiglie Bellinvia e Schmitz sono fra quelle che purtroppo, nella notte fra il 24 e il 25 settembre, a causa del rogo hanno perso la casa. Distrutta in tutto o parzialmente. Abitazione nella quale non possono ancora rientrare o devono completamente ricostruire. Per loro si è mossa prima la grande macchina della solidarietà della protezione civile, poi quella di tutto gli amici che attraverso Facebook stanno donando somme (ingenti e non) per consentire loro di tornare a una vita dignitosa. La Regione Toscana – stanziando subito un milione e mezzo di euro – si è mossa per rimettere in sesto il monte dal punto di vista idrogeologico, spedendo in quota 57 operai volontari a rotazione.
Fra l’altro, nei giorni scorsi, nella legge di stabilità è stato previsto un contributo straordinario per il Comune di Calci pari a 705mila euro, risorse che saranno utilizzate per tre interventi: 500mila euro per quelli di adeguamento del sistema della viabilità di accesso alla nuova scuola; 155mila per i cantieri forestali sul monte fino a maggio e 50mila per le spese sostenute dall’amministrazione per la rimozione dei rifiuti necessaria alla gestione dell’emergenza conseguente all’incendio.
Anche il Consorzio di bonifica e il Comune guidato dal sindaco Massimiliano Ghimenti, nel limite del proprio bilancio, hanno fatto il possibile per far sentire le famiglie meno sole. Impegnandosi sia umanamente (in particolare il primo cittadino), che economicamente.
Il grande assente, però, da mesi resta lo Stato. Che ha più volte bocciato le richieste di aiuto inviate dal Monte Serra. Prima negando il fondo di solidarietà nazionale, con la scusa che viene destinato solo per le calamità naturali causate dall’uomo. Poi – ed è qui che i proprietari delle abitazioni sono rimasti veramente sconcertati – bocciando la richiesta di stato di emergenza nazionale presentata alla Presidenza del Consiglio dei ministri dalla Regione Toscana, che aveva quantificato le spese per «i primi interventi urgenti» in 15.250.660 euro.
«Non risulta che l’incendio abbia coinvolto in modo significativo le strutture e le infrastrutture presenti nell’area percorsa dal fuoco. Peraltro, i centri abitati principali sono stati lambiti dalle fiamme e gli interventi di riduzione del rischio sono connessi direttamente al recupero forestale delle aree interessate dall’evento», aveva scritto in un documento ufficiale il capo del dipartimento di protezione civile, Angelo Borrelli, rimandando al mittente la richiesta avanzata al Governo da Firenze. Secondo l’esecutivo i 1.042 ettari bruciati (su una superficie totale di circa 1.500) non erano tali da giustificare l’emergenza. Provocando una risposta ferma e forte da parte del sindaco Ghimenti.
Fra gli sfollati colpiti dalla notizia del fermo del presunto piromane c’è anche il giornalista dell’ospedale di Cisanello, Andrea Zanotto. «Non mi ha mai interessato particolarmente sapere chi fosse – dice – se non, fra molte virgolette, per curiosità. Non sono appassionato, ma dobbiamo distinguere questo discorso dalle eventuali richieste danni in sede civile. Io una cosa che avevo pensato fin dalla notte stessa era che ad appiccare il fuoco fosse stato qualcuno del posto. L’ho sempre pensato e questa notizia, comunque, non mi ha sorpreso». —
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