Il Tirreno

Pisa

aspettando il natale 

La tragedia del Monte Pisano entra nel presepe

V.L.

La storica rappresentazione della natività di Nicosia quest’anno “cresce” con una scena dedicata al dramma delle fiamme

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calci. Da venti anni rappresenta un’attrazione tra le più suggestive e amate del territorio. E quest’anno ha voluto affiancare il tradizionale messaggio di pace e serenità di cui è portatore con un omaggio, un pensiero di solidarietà e insieme un monito per tutti: lo storico “presepio che cresce” di Nicosia mostra anche il Monte Pisano ferito dalle fiamme dello scorso 24 settembre. Una scena estremamente realistica, terreni e alberi in fiamme, che completa la suggestiva rappresentazione delle natività.

L’inaugurazione del presepe che ogni anno, appunto, cresce e si arricchisce di nuovi personaggi legati alla storia ma anche all’attualità grazie al sapiente lavoro delle sorelle Bruna e Libera Lupetti, si è tenuta sabato sera. E per l’occasione a Nicosia si sono esibiti anche i cantanti Gospel dei Voices of Heaven: un concerto di beneficenza il cui ricavato è andato a sostenere di chi ha perso tutto nell’incendio.

Il concerto di beneficenza ha riempito la chiesa che ospita il presepe, certamente uno dei più preziosi allestimenti di questo territorio che vanta però altre natività altrettanto significative. Tra queste i presipi meccanici di Alberto e Renzo Meucci al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa nella Certosa di Calci dove quest’anno sarà inaugurata anche "Ri-nascita", una esposizione di presepi realizzati con legni riciclati da Roberto Cipollone.

Tutte opere inserite nel percorso nazionale “Terre di presepi” che alcuni giorni fa ha voluto promuovere una specifica iniziativa di solidarietà per il Monte Pisano. «Abbiamo pensato - spiega il coordinatore del progetto Fabrizio Mandorlini - che in questo Natale dovevamo essere più vicini ai presepisti di Calci e alla popolazione. Quando facciamo un presepe, pensiamo o spesso a realizzare paesaggi fatti di montagne e colline coperte di piante. La Val Graziosa per alcuni anni non potrà più essere quel presepe naturale che la contraddistingueva, per questo dobbiamo continuare a tenere accesi i riflettori su questa zona e andare ancora di più a visitarla». — V.L.

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