Il Tirreno

Pisa

Scomparso nel fiume, dolore senza fine: «Davide era testardo e non si è arreso»

Stefano Taglione
La famiglia Pellegrini
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La famiglia Pellegrini

Parla lo zio: «Sono persone eccezionali». Il ragazzo aveva lasciato la scuola per aiutare il padre nell’attività di famiglia

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PISA. «Davide è testardo, vuole sempre fare quello che gli pare. Ma lui e il padre sono persone eccezionali, preoccupati e attenti a tutto». Osman Volpi, di Navacchio, è lo zio di Davide Pellegrini, il ragazzo disperso da mercoledì sera dopo essersi buttato nell’Arno. Cognato del padre Riccardo, è il fratello della compagna dell’uomo e madre del ragazzo, Tiziana Volpi. La donna, ieri mattina, ha accusato un malore. E il padre ha pianto per tutto il giorno, anche nella caserma dei carabinieri di Marina, dove ha raccontato la sua versione dei fatti. L’uomo, 53 anni, è stato denunciato per bracconaggio e furto ai danni dello Stato dagli uomini coordinati dalla comandante della compagnia pisana, il maggiore Cristina Spina. Ma Volpi lo difende: «Sono contro la caccia di frodo, loro quella sera non stavano facendo niente di male. Si sono ritrovati questo daino in acqua e oggi (ieri per chi legge ndr) mio cognato li ha guidati per ritrovarlo. Non gli ha sparato» racconta.

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Riccardo e il figlio Davide sono uniti dalla passione innata della pesca. Su Facebook, infatti, i due non facevano altro che fotografare ed “esporre” le loro prede. Felici perché era gran parte della loro vita. Un’esistenza legata al fiume in una città che a tratti senza dimenticarsi che dall’Arno in tanti trovano opportunità si lavoro e sussistenza.

Davide ha anche un fratello e una sorella, nati dal precedente matrimonio del padre: Silvia e Manuel Pellegrini, entrambi di Navacchio. Riccardo, invece, ha due fratelli: Andrea e Simone Pellegrini, rispettivamente di Albenga (in provincia di Savona) e Pontedera.

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La famiglia ha la residenza in una casa popolare di via Rindi, vicino allo stadio, ma di fatto abita in un annesso di viale Gabriele D’Annunzio, dove è anche proprietaria di un retore. Lì tenevano ormeggiato il barchino. Ed è da lì che sono partiti, mentre il loro peschereccio si trova nel cantiere del Dopolavoro ferroviario, dove ieri sono stati i carabinieri. Padre e figlio sono clienti della Nautica Sandroni, dove abitualmente vanno a comprare accessori. Frequentano anche il vicino bar. Si sono trasferiti in città dal 2005, dato che Davide è nato e vissuto a Livorno, città d’origine della madre .

Gli zii gestiscono l’osteria del Vecchio Mulino dalla Tripola, a San Piero a Grado. «Non abbiamo più speranza – dicono affranti – di trovare vivo nostro nipote. È un ragazzo bravo, che aveva smesso di studiare all’alberghiero proprio per dedicarsi alla pesca. Anni fa lavorava col “Tondo”, un professionista di Marina. Ora non più, era col babbo. È una tragedia. Anni fa avevano una pescheria a Porta a Mare, dove c’è il bar Livorno».

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