Italia
Scarcerati i ventidue arrestati per spaccio
Il gip ha respinto l’aggravante della vicinanza delle scuole ai luoghi dello smercio. Disposto per tutti il divieto di dimora in provincia
PISA. Tutti scarcerati i 22 stranieri arrestati dalla polizia con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio sostanze stupefacenti. Il gip Pietro Murano nel corso degli interrogatori che si sono potuti tenere in carcere dopo lo stop causato dalla protesta dei detenuti di mercoledì mattina, ha convalidato gli arresti eseguiti dagli agenti della squadra mobile. Il giudice ha riconosciuto la correttezza del provvedimento, ma non ha ritenuto di dover disporre la misura cautelare della custodia in carcere o i domiciliari per gli indagati in assenza di gravi indizi di colpevolezza. Gli immigrati, quasi tutti del nordafrica, sono usciti ieri dal Don Bosco con il divieto di dimora nella provincia di Pisa. Una misura adottata dal gip per impedire un ritorno nei luoghi in cui la polizia li aveva pedinati e osservati mentre spacciavano.
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Il dottor Murano ha accolto le richieste dei legali degli arrestati (avvocati Sara Baldini, Massimo Parenti e Roberto Nocent) circa l’insussistenza di due aggravanti contestate dalla Procura attraverso le quali era stato consentito anche il ricorso all’arresto ritardato: la vicinanza dei luoghi di spaccio a plessi scolastici (gli istituti in via Benedetto Croce, ndr) e al presidio della Polfer. Due elementi non considerati validi nella valutazione del giudice delle indagini preliminari che ha ritenuto di firmare solo il divieto di dimora per tenere lontano i 22 pusher a carico dei quali c’erano numerosi episodi di spaccio, ma con quantità spesso al di sotto del grammo, in un’alternanza oscillante dalla cocaina alla marijuana e all’hashish. Che fossero spacciatori nessuno lo ha messo in dubbio. Quello che non è stato sufficiente per mantenere la custodia in carcere è il mancato riconoscimento delle aggravanti in un contesto conosciuto per la diffusione dello smercio a cielo aperto. Nell’operazione, a cui la questura ha dedicato mesi di indagini, gli agenti hanno lavorato fingendosi clienti dei pusher che popolano l’area della stazione.
In teoria da ieri i 22, anche se a piede libero, non dovrebbero farsi vedere sotto i portici del viale Gramsci e nelle aree a ridosso della principale piazza dello spaccio in città. Per ogni fermato la polizia aveva collezionato cessioni mirate e documentate, anche grazie al lavoro del personale della mobile che ha vestito i panni del tossicodipendente in cerca di dosi. Le hanno trovate e messe da parte in modo da arricchire il conto da presentare ai pusher di strada. Tutti nomi più o meno ricorrenti nei vari blitz che periodicamente le forze dell’ordine concludono nell’area. Un luogo in cui l’amministrazione ha avviato un percorso di recupero riappropriandosi di spazi finora trasformati in ambienti in cui prosperava lo smercio alla luce del sole.
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