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Pisa

il caso 

Normale, minacce al direttore: scatta la vigilanza speciale sotto casa

Valentina Landucci
Vincenzo Barone, direttore della Normale
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Vincenzo Barone, direttore della Normale

Dopo il dietrofront imposto dalla Lega sulla Scuola del Sud, disposta la sorveglianza dalla Prefettura a seguito di minacce, ritenute credibili, ricevute dal professor Barone

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PISA. Una vigilanza “speciale” a servizio del direttore della scuola Normale di Pisa, Vincenzo Barone, a seguito di minacce ritenute evidentemente credibili e quindi all’origine del provvedimento disposto dalla Prefettura. È quanto si apprende a margine del vivace dibattito intorno alla proposta, naufragata dopo un incontro al Miur mercoledì mattina, di aprire una scuola Normale del Sud con un maxi finanziamento ministeriale: 50 milioni in tre anni.

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Il progetto è stato (parzialmente) archiviato tra mille polemiche anche se il caso è tutt’altro che chiuso. E a margine spunta ora anche uno scenario da “giallo” che vede il professore, dal 2016 a capo della storica istituzione pisana, oggetto di intimidazioni e minacce che hanno suggerito alle autorità di assegnarli personale delle forze dell’ordine a protezione. Anche questo sarà, nelle prossime ore, motivo di riflessione. Come detto la vicenda è tutt’altro che conclusa anche sul piano più propriamente accademico. Voci vicine allo stimato chimico lo vedono in bilico rispetto al voto del Senato Accademico sulla mozione di sfiducia presentata da studenti e dottorandi della Scuola. Mozione che potrebbe trovare il sostegno anche di una parte dei docenti. Una data per la discussione della sfiducia ancora non c’è. Si andrà comunque a gennaio, subito dopo le festività. I motivi della sfiducia studenti e dottorandi li chiariscono in un lungo comunicato.

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«Questo progetto - scrivono facendo riferimento alla nascita della Normale del Sud - è stato portato avanti nella totale mancanza di trasparenza. Nessuna componente della Scuola Normale è stata coinvolta, né sugli scopi del progetto, né sulle modalità pratiche della sua attuazione». Studenti e dottorandi che se la prendono anche con la politica: «Troviamo priva di fondamento e totalmente fuori fuoco la difesa campanilistica portata avanti in questi giorni da parte dell'amministrazione comunale e delle forze politiche di governo. La nostra contrarietà non ha origine dalla sterile tutela di "marchi" legati ad una o a un'altra realtà territoriale, ma da una questione di opportunità politica legata sia al metodo antidemocratico di gestione già denunciato sia soprattutto al grave stato attuale in cui versa il sistema universitario italiano».

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Un’università “asfissiata”, scrivono, con la conseguente «desertificazione avvenuta con la precarizzazione del lavoro e i tagli al diritto allo studio». Atenei e scuole, insomma, “sfornano” eccellenze senza futuro professionale. E l’apertura di nuove scuole di eccellenza non fa latro che «coprire la mancanza di investimenti in diritto allo studio e ricerca. A Pisa frequentiamo un’università che, come tante altre, sta morendo: vogliamo cominciare a parlarne? - concludono - Vogliamo tenere alta l’attenzione sulle criticità del sistema, di cui quel progetto era solo un sintomo». —

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