Il Tirreno

Pisa

Poliziotti si sono finti clienti per incastrare gli spacciatori

Pietro Barghigiani
Poliziotti si sono finti clienti per incastrare gli spacciatori

Mesi di attività sotto copertura con gli acquisti di dosi dai pusher: 22 arresti Contestata anche l’aggravante dello smercio nei paraggi delle scuole

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PISA. «Hai cocaina? Hashish? Ok, la compro». Il cliente era sfrontato quanto basta. Deciso di sicuro, senza tradire impacci. Lo spacciatore pensava di aver chiuso una delle tante vendite della giornata. E non sapeva di aver appena ceduto una dose a un poliziotto.

Nell’operazione della questura in cui sono stati arrestate 22 persone con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti sono stati usati anche agenti sotto copertura. Poliziotti che si sono finti clienti dei pusher che popolano l’area della stazione.

È una delle particolarità di un’inchiesta condotta dalla squadra mobile che a partire da lunedì ha portato in carcere una pletora di immigrati a cui viene contestata una miriade di episodi di cessioni di droga, dalla cocaina alla marijuana, nell’epicentro dello smercio in città, intorno alla stazione. Con i portici di viale Gramsci a fare da baricentro, tanto è vero che il questore Paolo Rossi, sulla base dei riscontri ottenuti nel corso delle indagini, ha disposto la chiusura per 15 giorni del Punto Snai. Un luogo che a gennaio ospiterà un presidio fisso della polizia municipale, uno spazio concesso in comodato dalla proprietà, l’imprenditore Maurizio Ughi che sull’operazione, nel sottolineare l’estraneità del Punto Snai, ritiene che possa essere una base di partenza per fare ordine una volte per tutte sulla sicurezza nel buco nero della città che è diventato la stazione.

Ieri mattina il gip Pietro Murano ha sentito alcuni arrestati. Gli interrogatori sono stati interrotti da una protesta in carcere innescata da un suicidio avvenuto martedì sera. Riprenderanno stamani.

Non si tratta di un’ordinanza di misura cautelare quella che ha portato agli arresti. La Procura (magistrato Miriam Pamela Romano) ha fatto ricorso al cosiddetto arresto differito. In pratica una volta scoperta l'attività di un pusher, si evita di intervenire subito per poter sviluppare l'indagine e acquisire più elementi. Gli accertamenti sono andati avanti per mesi. E per ogni fermato la polizia ha collezionato cessioni mirate e documentate, anche grazie al lavoro del personale della mobile che ha vestito i panni del tossicodipendente in cerca di dosi. Le hanno trovate e messe da parte in modo da arricchire il conto da presentare ai pusher di strada. Tutti nomi più o meno ricorrenti nei vari blitz che periodicamente le forze dell’ordine concludono nell’area. Un luogo in cui l’amministrazione ha avviato un percorso di recupero riappropriandosi di spazi finora trasformati in ambienti in cui prosperava lo smercio alla luce del sole.

Nelle accuse rivolte a gran parte dei 23, la Procura ha inserito anche l’aggravante di aver spacciato in una zona che si trova in prossimità di scuole. Gli istituti più vicini sono quelli superiori in via Benedetto Croce.

Le manette sono state messe ai polsi di tunisini, senegalesi, marocchini, gambiani, con la presenza anche di un palestinese e un thailandese. Con gli arresti sono arrivati anche i sequestri. Sostanze stupefacenti messe insieme con più episodi slegati tra loro, ma tutti riferibili a un giro esteso non al punto da contestare l’associazione a delinquere. Non c’era un gruppo egemone che dettava le regole sugli spacciatori di strada. In parallelo e senza farsi concorrenza la diffusione delle sostanze viaggiava attraverso vari canali con autonomie di azione collaudate. —

Pietro Barghigiani

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