Il presidio
Detenuto si suicida in cella scatta la rivolta al Don Bosco
Interrotti a causa della protesta gli interrogatori per una serie di arrestati Rotte finestre e bruciati materassi per contestare le condizioni dell’istituto
PISA. Era in carcere da poco più di un mese. Non stava bene. Un malessere che martedì sera si è tradotto in un gesto irreversibile. Ha preso il lenzuolo, se lo è annodato attorno al collo e in pochi attimi la vita di un senegalese di 30 anni si è spenta nel solitudine del Don Bosco. Agli investigatori il compagno di cella ha detto di trovarsi in bagno e di non essersi accorto di niente.
Il detenuto era entrato in carcere il 7 novembre per non aver rispettato la prescrizione del divieto di dimora a Pisa dopo essere stato arrestato con un connazionale per spaccio. Bazzicava in città, anche se era senza fissa dimora. Una vita ai margini con un epilogo tragico. Aveva problemi psichiatrici e per la sua condizione veniva seguito a livello sanitario. Martedì sera dopo essere stato nell’infermeria del Don Bosco è rientrato in cella. Di lì a poco la scelta di impiccarsi. Sul posto il magistrato di turno, Miriam Pamela Romano per un primo sopralluogo.
La morte del trentenne ieri mattina ha innescato una protesta dei detenuti senegalesi e nigeriani. Al rientro dall’ora d’aria hanno inscenato una protesta con minacce agli agenti della polizia penitenziaria che poi, anche con l’intervento del direttore, sono riusciti a stemperare. Tre in particolare si sono rivelati i più esagitati. L’inizio è stato violento con alcuni detenuti che hanno dato fuoco a materassi e a indumenti che avevano addosso.
Qualcuno ha esibito lamette, altri hanno lanciato pietre contro alcune vetrate e danneggiato le finestre. Tutto per contestare una condizione di disagio all’interno della struttura che conta un precedente suicidio, un tunisino che era dentro per aver violato come il senegalese il divieto di dimora a Pisa dopo un arresto per spaccio.
Durante i disordini erano in corso gli interrogatori di convalida da parte del giudice per gli arresti di numerosi pusher da parte della polizia.
La tensione ha spinto la penitenziaria a far interrompere le udienze. Il gip Pietro Murano è tornato in Tribunale e gli avvocati che dovevano assistere i clienti in cella si ripresenteranno stamani per l’udienza slittata a causa della protesta dei carcerati.
«Si tratta del terzo suicidio in carcere quest’anno nella nostra regione – interviene il garante dei detenuti per la Toscana, Franco Corleone –. Pare che sia stata disposta l’autopsia e che sia stata aperta un’indagine. Martedì nel Don Bosco erano detenute 285 persone, di cui 42 donne e 162 stranieri. La capienza regolamentare è di 206 detenuti». Claudio Caruso, vice segretario regionale Osapp, denuncia: «La carenza di personale è ormai un fatto noto. Si fa fatica in una struttura tanto fatiscente a fare i controlli dovuti e ad adeguare la tecnologia. Sventiamo tantissimi episodi simili, salvando la vita di tanta gente disperata. Serve una struttura leggera, con ampi spazi dove poter organizzare delle attività per i detenuti. Serve una struttura che permetta al personale di svolgere i propri compiti con dignità». —
Pietro Barghigiani
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