Il presidio
Retata di spacciatori: decine di arresti e chiusura per 15 giorni del Punto Snai
L’epicentro dell’inchiesta è la zona della stazione. La polizia sequestra cocaina, marijuana e hashish
PISA. Chi era in cima alla lista è stato preso lunedì sera. Ieri hanno proseguito per tutta la giornata con l’elenco stilato dopo mesi di indagini. Mercoledì 12 dicembre ci saranno le prime convalide in carcere per una parte degli arrestati. È un’inchiesta che mette al centro del mirino della Procura decine di fermati quella avviata dalla questura, guidata da Paolo Rossi, che ha rintracciato numerosi immigrati accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Disposta la chiusura per 15 giorni del Punto Snai di viale Gramsci che proprio nei giorni scorsi aveva ufficializzato con il Comune l’apertura di uno spazio per un presidio fisso della polizia municipale. L’operazione si conclude oggi dopo un primo vaglio del gip Pietro Murano sulle richieste di misure cautelari firmate dal sostituto procuratore Miriam Pamela Romano con il coordinamento del procuratore capo Alessandro Crini. Cocaina, marijuana e hashish il collante che lega gli arrestati dagli agenti della squadra mobile dopo lunghe attività di investigazione. Pedinamenti, appostamenti, osservazioni mirate su scambi e passaggi di sostanze tra pusher e acquirenti. A scorrere le nazionalità degli arrestati sembra di avere a Pisa l’Onu della droga, dai tunisini ai senegalesi, dai marocchini ai gambiani, con la presenza anche di un israeliano e un thailandese. Almeno una ventina da lunedì sera dormono al Don Bosco. Una volta eseguite tutte le misure si saprà se ci sono anche italiani nella rete tesa dai poliziotti ricorrendo a intercettazioni ambientali e telefoniche con la stazione, per l’ennesima volta, a confermare la sua vocazione di epicentro dello smercio di droga in città. Tra i provvedimenti eseguiti dalla polizia anche la chiusura di un’attività commerciale considerata un luogo di incontro in cui agevolare lo spaccio. Un punto di appoggio dove pusher e clienti potevano vedersi senza temere le periodiche retate di strada delle forze dell’ordine. Con gli arresti sono arrivati anche i sequestri. Una collezione di sostanze stupefacenti messa insieme con più episodi slegati tra loro, ma tutti riferibili a un giro esteso non al punto da contestare l’associazione a delinquere. Non c’era un gruppo egemone che dettava le regole sugli spacciatori di strada. In parallelo e senza farsi concorrenza la diffusione delle sostanze viaggiava attraverso vari canali con autonomie di azione collaudate. Al centro dello spaccio, che come un moto perpetuo a Pisa può rallentare senza mai fermarsi, l’area della stazione con le sue diramazioni nei centri di vendita in città, dalla prima periferia alle stradine interne della movida. L’ultima grande retata sullo stesso fronte risale giusto a un anno fa con 26 arresti.
«Il Punto Snai di viale Gramsci è completamente estraneo ai fatti accertati a seguito della complessa e articolata attività svolta dalla polizia giudiziaria». È la precisazione che arriva da Maurizio Ughi, amministratore delegato della società Area Scom che gestisce il punto vendita di viale Gramsci. «Il nostro obiettivo - prosegue l’imprenditore – è da sempre quello di collaborare con le istituzioni per migliorare il controllo sotto i portici di viale Gramsci anche perché da diversi anni si trova in una situazione di degrado. E per questo martedì 4 dicembre nel corso di una conferenza stampa organizzata dal sindaco Michele Conti, abbiamo dichiarato la cessione in comodato d’uso al Comune di una parte del nostro locale per consentire il presidio della zona, ormai da troppo tempo priva dell’opportuno controllo». L’amministratore unico di Area Scom non contesta la decisione della chiusura. Anzi, si augura che il provvedimento non resti isolato e prosegua nel solco di una sicurezza da tutti auspicata. «Ci auguriamo che l’obbligo di chiusura di quindici giorni imposto alla nostra attività commerciale – sostiene – possa essere considerato come ulteriore contributo e un nuovo punto di partenza per il riordino e la riorganizzazione di quest’area che non può essere controllata soltanto tramite gli esercizi commerciali presenti. Come sempre noi adempiamo ai nostri compiti e ai nostri obblighi augurandoci che, quanto non può essere di nostra competenza, sia svolto con la dovuta continuità dagli organi preposti dallo Stato». —
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