Comune e prefettura incontrano l’Enel per lasciare al buio gli immobili occupati
Stamani il summit per una prima mappatura degli stabili da liberare. C’è pure il “Galeone” di proprietà dell’azienda elettrica
Privare di energia elettrica chiunque occupi abusivamente gli immobili comunali. È con queste intenzioni che stamani il sindaco Michele Conti e l’assessora alla sicurezza Giovanna Bonanno incontreranno in prefettura (alla presenza del vicario reggente Valerio Massimo Romeo) i dirigenti pisani dell’Enel. L’obiettivo – come manifestato più volte da Palazzo Gambacorti – è sgomberare chi abita gli stabili senza averne titolo, evidentemente lasciandoli prima al buio. Per questo l’amministrazione cercherà di capire dall’azienda elettrica come è possibile che gli occupanti usufruiscano del servizio di fornitura. Due le ipotesi: che abbiano stipulato un contratto pur non essendo proprietari e locatari, o che vi sia un allaccio abusivo.
Diversi gli edifici su cui Conti e Bonanno hanno posto l’attenzione. In primis – anche se non fa parte del patrimonio comunale – il “Galeone occupato” di via Firenze, nel quartiere di Porta a Lucca. L’immobile – si tratta dell’ex centrale Enel vicino piazza San Zeno – è infatti di proprietà della società statale, che non ha ancora disposto lo sgombero. L’area, in realtà, in passato è stata già occupata e liberata, tanto che nei mesi scorsi la stessa Enel aveva tolto agli occupanti la possibilità di allacciarsi in modo illegale, con i tecnici intervenuti sui pali dopo un esposto dei residenti.
Attualmente lo stabile viene utilizzato, soprattutto durante la stagione più calda, per dei concerti. Nei mesi scorsi, per altro, alcuni abitanti della zona avevano lamentato situazioni di degrado, con «persone nude» di giorno e «musica ad alto volume» la notte. «Sono in cinque o sei – aveva spiegato un anno fa, al Tirreno, un lavoratore della zona – ma d’estate aumentano e a cena fanno le tavolate. Di per sé non danno noia, ma il quartiere versa nel degrado. Ho paura a mandare mio figlio in giro da solo».
Fra gli immobili che potrebbero rimanere al buio anche la Casa delle donne che combattono della Mala Servanen Jin. L’abitazione – si trova in via Garibaldi, a pochi passi dal centro – viene utilizzata per apericena e varie iniziative culturali, come gli spettacoli teatrali. Lo scorso novembre, ad esempio, le volontarie e attiviste hanno tenuto una conferenza per parlare del papilloma virus, invitando a parlare anche esperti del settore. La stessa sorte potrebbe toccare al Casottino di Gagno, anch’esso fra gli immobili inclusi nel patrimonio di Palazzo Gambacorti.
L’incontro di stamani con Enel permetterà all’amministrazione di fare chiarezza, così da stilare una prima mappatura delle aree che potrebbero essere sgomberate nel corso del mandato. «Il nostro lavoro non è ancora concluso – spiega l’assessora Bonanno – e al momento non sappiamo quali immobili rientrino in questo quadro». —
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