Italia
Pisa sempre più divisa fra “isole del sapere” e politiche dei divieti
La lettera: la cultura che separa la città
Una separazione affligge Pisa in modo sempre più netto e doloroso. Proprio in questi giorni avvenimenti emblematici hanno segnato la lontananza tra due mondi contrapposti: un convegno dell’Università di Pisa dal titolo “L’Italia e l’Islam”, che si è svolto il 6 e il 7 dicembre al centro congressi “Le Benedettine”, e le iniziative del Comune che, divenuto “un laboratorio della politica leghista”, moltiplica divieti contro migranti, venditori ambulanti, mendicanti, ma anche in effetti contro tutti i pisani, assurgendo all’attenzione anche della stampa nazionale per l’ostentato “coraggio” dell’esperimento intrapreso.
Le Benedettine, come le aule universitarie, sono un’isola, un mondo separato dove gli studiosi si interrogano su secoli di rapporti e di scambi tra le due rive del Mediterraneo, studiano documenti medievali in cui il volgare pisano era trascritto in caratteri arabi per essere leggibile da parte dei mercanti stranieri, ripercorrono le tappe della propaganda fascista rivolta ai paesi del Nord Africa e del Medio Oriente in un’Italia allora sbandierata come “potenza musulmana”, con un opportunismo politico che, in forma del tutto ribaltata, oggi è di nuovo attuale.
In queste isole del sapere si respira pace e cultura, ma la città intorno, immersa in un clima molto diverso, le ignora. Nella presentazione dell’avvincente lezione-spettacolo di Alessandro Vanoli, al Cinema Arsenale, evento anche questo connesso al convegno “L’Italia e l’Islam”, è stato sottolineato quale compito fondamentale dell’Università anche quello di comunicare a un pubblico di non addetti ai lavori. La “terza missione” è quella per cui l’accademia, senza avvilire i contenuti di un sapere, trovi il linguaggio adatto per mostrarne gli aspetti più interessanti e renderlo comprensibile ai cittadini. Pisa però è divisa, c’è l’altra parte della città, quella che detiene il potere e che mostra disinteresse e indifferenza per un dialogo culturale. È la parte della città che sembra infastidita dalla cultura e da coloro che la invocano; la sua parola d’ordine è “fare”, ma in realtà è impegnata a disfare. —
Anna Maria Di Pascale
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