Il presidio
L’allerta meteo con messaggistica diventa un modello per l’Italia intera
L’esperienza di Pisa esempio da seguire. Borrelli: «L’incendio del Serra? Non c’erano i requisiti per l’emergenza nazionale»
PISA. «A Pisa c'è un efficace sistema di protezione civile da molti anni, un consolidato rapporto di collaborazione tra il Comune e il dipartimento, che può proseguire anche con la nuova amministrazione. Il sistema di messaggistica che usa Pisa lo replicheremo su scala nazionale, abbiamo preso il modello pisano e lo stiamo replicando in altre realtà».
Lo ha detto il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, intervenendo al convegno “Disastri ambientali: non solo emergenze, servono misure di prevenzione” che si è svolto ieri mattina e che è stato promosso dall'Associazione nazionale cavalieri al merito della Repubblica italiana. Nell’auditorium di Palazzo Blu, alla presenza appunto del capo del dipartimento della Protezione civile Borrelli, si è parlato di disastri ambientali. Per ribadire che servono misure di prevenzione e che è prioritario occuparsi della valutazione, riduzione e gestione dei rischi da disastri e catastrofi sono stati chiamati dei grandi esperti della materia. Oltre a Borrelli sono intervenuti i relatori, gli ingegneri Ottavio Zirilli e Paolo Ghezzi, l’ex prefetto Francesco Tagliente e il prefetto reggente Valerio Massimo Romeo. Assenti gli esponenti del Comune.
«Qui – ha aggiunto Borrelli - il sistema di allerta funziona attraverso una preventiva iscrizione del cittadino a una piattaforma, mentre quello nazionale lo abbiamo pensato analogo ma senza iscrizione, ovvero raggiungendo tutti i telefoni cellulari che si agganciano alle celle telefoniche, un sistema capillare che non richiede la registrazione preventiva da parte dei cittadini».
Borrelli ha anticipato che entro l’anno sarà varato un piano straordinario di interventi nel settore della prevenzione. «I dati degli ultimi due mesi parlano di sei miliardi di euro di danni e di 50 morti (ai quali si aggiungono i 43 del ponte Morandi di Genova), in 10 regioni e due province autonome».
Rispondendo alle domande dei cronisti, il capo della Protezione civile ha poi spiegato le ragioni del no al riconoscimento dello stato di emergenza nazionale per i danni provocati dal maxi incendio a Calci, Vicopisano e Buti. «Sulla base della relazione che ci pervenuta dalla Regione abbiamo rilevato danni ai boschi e possibili rischi per dissesti idrogeologici e idraulici ma non ci sono state quelle misure che in un'emergenza si devono mettere in campo». Ha poi aggiunto: «La Regione aveva già stanziato 150mila euro per far fronte alle esigenze immediate. Quindi, tenendo conto anche di quello che era avvenuto l'anno scorso, quando avevamo avuto complessivamente 162 mila ettari di bosco andati in fumo con 6-7 Regioni che avevano chiesto lo stato di emergenza (il solo Abruzzo aveva quantificato danni per oltre 500 milioni di euro e non è stato dichiarato lo stato di emergenza), abbiamo mantenuto la stessa linea». Netta la posizione del Dipartimento, «che tiene conto di un metro di giudizio che deve essere uniforme. Per tutto questo abbiamo espresso valutazione negativa sulla richiesta per Calci. Sono però convinto che il modo di risarcire i danni per le case andate distrutte ci potrà essere. Tutti gli eventi non sono per forza nazionali, esistono anche eventi locali, regionali, comunali o sovracomunali, quindi sono certo che la Regione Toscana non farà mancare il proprio sostegno a i cittadini». —
Sabrina Chiellini
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