Il presidio
Scooterista morto processo veloce per l’investitore
L’automobilista dopo l’impatto era fuggito, ma una testimone lo aveva fotografato: stava seguendo la messa alla prova dopo una violazione stradale
PISA. Aveva sbagliato ingresso in una rotatoria e dopo aver travolto uno scooterista si era fermato. Era sceso dall’auto per sincerarsi delle condizioni del ferito. Solo che poi aveva rimesso nel verso giusto la sua auto per assicurarsi una sparizione fulminea.
Accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso, Gabriele Tafi, 41 anni, residente a Castelfiorentino, ricorrerà al rito abbreviato per chiudere la sua posizione giudiziaria sulla morte di Andrea Tani, il 56enne di Saline trovato cadavere lungo la Sr 68, in località Terrarossa il 20 settembre 2015. Stando a quanto emerso nel corso delle indagini, Tafi, un perito impiegato all’Ipsia Marconi di Siena, al momento dell’incidente stava trascorrendo un periodo di messa alla prova concesso dal Tribunale di Firenze per una precedente violazione stradale. Una sospensione del procedimento penale che avrebbe dovuto concludersi con l’estinzione del reato durante la quale si ritrovò, tuttavia, a commettere un guaio ancora più grave.
Assistito dall’avvocato Mattia Alfani, l’imputato ieri non era in aula davanti al gip Pietro Murano (pm Flavia Alemi). Un difetto di notifica ha fatto slittare l’udienza a giugno quando il legale formalizzerà l’abbreviato. Tafi era stato anche arrestato ai domiciliari per l’incidente in cui perse la vita Tani, magazziniere all’ospedale Santa Maria Maddalena, i cui familiari presenti in Tribunale si sono costituiti parte civile con gli avvocati Anna Ceccarelli e Max Giordano Marescalchi. L’impatto fatale avvenne di pomeriggio. La Fiat Punto di Tafi, entrando in senso contrario nella rotatoria nei pressi del ristorante La Baracchina, centrò lo scooter di Tani che morì quasi sul colpo. Tracce ematiche rimasero sull’auto del perito che fu incastrato da una testimone oculare che lo vide scendere dall’auto, avvicinarsi allo scooterista steso a terra e poi allontanarsi dopo aver sistemato la macchina. La donna, premiata anche dal prefetto di Pisa per il suo senso civico, si appuntò la targa e fece pure alcune foto all’investitore. Le immagini della videosorveglianza aggiunsero altre prove sulla responsabilità di Tafi nell’incidente mortale con fuga. —
P.B.
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