Il presidio
Aggredisce la compagna insegnante: «Ti faccio a pezzi»
Pisa: la donna vittima di stalking e maltrattamenti in famiglia. Il racconto in aula: "Ho dovuto lasciare il lavoro per colpa sua"
PISA. «Ti faccio a pezzi». Quello fu il picco. Il punto di non ritorno in un rapporto che andava avanti da almeno 20 anni. Un traguardo dei sentimenti ormai sfaldati capace di trasformarsi in un calvario subìto da un’insegnante di mezza età di un istituto comprensivo della provincia.
Lo ha raccontato lei nella mattina di giovedì 6 dicembre in Tribunale davanti al giudice Elsa Iadaresta (pm onorario Samantha Lotti). A pochi metri quello che era stato il suo convivente, un 62enne, difeso dall’avvocato Francesco Castore, che nella fase finale della relazione era diventato la sua ossessione. Uno che si era spinto nel suo pressing psicologico contro la ex fino a rimediare una misura cautelare.
«Ero in auto e pensavo di incontrarlo, giravo l’angolo e credevo di vederlo» ha ricordato in aula. Lui a scuotere la testa durante i passaggi che non lo vedevano d’accordo. Quando sarà il momento darà la sua versione. È sotto processo per maltrattamenti in famiglia e stalking (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr). Ieri è stato il giorno dell’accusa con i testi che per la Procura formano con le loro dichiarazioni il contesto per provare la responsabilità dell’imputato.
Non erano sposati. Convivevano. «Lui mi disse che dovevo lasciare l’eredità a suo figlio» ha riferito la donna, un’insegnante della provincia che per questa vicenda ha avuto problemi di lavoro. E poi gli sbalzi d’umore, le offese per banalità domestiche.
«Sull’aspetto dei soldi non mi ha minacciato, ma è capitato che in casa avesse degli scatti d’ira paurosi. Un giorno vidi in tv il numero di telefono di un’associazione a difesa della donna. Chiamai e spiegai la situazione. Loro mi risposero: “Questo è stalking”. Da quel momento è iniziato il percorso per uscire da quella situazione».
La donna ha spiegato di essere stata costretta a non recarsi più a scuola dopo visite dell’imputato o telefonate, fatte anche dai suoi amici.
«Dopo le sue improvvisate la dirigente scolastica mi disse che non era il caso di proseguire – ha aggiunto –. Una volta mi ha seguita in auto, aveva uno sguardo cattivo. Grazie ai carabinieri sono riuscita a tornare in possesso della casa e a cambiare la serratura. Quando me ne sono andata di casa ho dormito fuori provincia, in un bed and breakfast per evitare di farmi raggiungere. Mi sembrava di vederlo ovunque».
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