Il presidio
Corrieri della droga per pagare le cure a un familiare ferito
pisa. Quel viaggio non li avrebbe arricchiti. Sarebbe servito per mettere insieme qualche soldo utile a curare un familiare in Pakistan.
Non avevano disponibilità di denaro sufficiente per garantire un intervento sanitario adeguato e allora hanno ceduto alle lusinghe di chi promette soldi facili senza grandi sforzi. È un po’ l’anticamera dei guai. Ed è proprio dove sono finiti due pakistani accusati di essere corrieri della droga. In due avevano ingerito oltre 100 ovuli di eroina per un totale di quasi 600 grammi. Trafficanti per bisogno, non per scelta criminale. Ma il reato resta e viene punito anche con severità.
È la storia di Muhammad Shafqat, 47 anni e Muhammad Ansar, 30 anni, titolare di un’attività orafa ad Arezzo. Entrambi incensurati.
Dopo il giudizio immediato disposto dal gip Giuseppe Laghezza, l’avvocato Roberto Nocent ha chiesto per tutti e due il rito abbreviato. Ieri davanti al gup Donato D’Auria (pm Miriam Pamela Romano) i due sono comparsi in aula, ma l’udienza non si è celebrata per l’assenza dell’interprete. Gli imputati, detenuti dai primi di maggio al Don Bosco, vogliono rendere dichiarazioni spontanee.
I corrieri della droga arrestati al Galilei hanno un passato che si somiglia. Condizioni di indigenza, necessità di avere qualche migliaio di euro. Il patto per i due pakistani era quello di avere metà del compenso prima del volo e l’altra metà quando il carico sarebbe andato a buon fine.
Arrivati all’aeroporto di Pisa il 4 maggio scorso non fecero in tempo a capire dove si trovavano che i finanzieri li bloccarono all’istante. Le radiografie chiarirono il motivo della visita in Italia dal Pakistan. Shafqat aveva una novantina di ovulu di eroina nello stomaco, una ventina Ansar. E proprio il 30enne, commerciante d’oro ad Arezzo, vuole spiegare al giudice le ragioni di un accordo scellerato. Il cognato era stato vittima di una grave ustione e per pagargli le cure erano necessari soldi che né lui, né la sua famiglia avevano. Così era nata l’esigenza di reperire fondi, anche ricorrendo a metodi estranei fino a quel momento ai due pakistani. Che al momento di atterrare a Pisa con il carico di eroina negli stomaci si sono imbattuti nei finanzieri. —
P.B.
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