Il Tirreno

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la telenovela  

C’era una volta la torta-beffa del 10° compleanno della voragine

Il susseguirsi di annunci, la realtà dei continui rinvii: e pensare che nel marzo 2008 dissero che per ripararla ci  voleva «qualche settimana»...

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livorno. La bega della maxi-buca sulla superstrada Fi-Pi-Li è rimasta sotto traccia per quasi dieci anni nonostante le paginate del Tirreno: tutt’al più il susseguirsi di passaggi sotto i riflettori del comitato di gestione dell’Authority, qualche attacco di organizzazioni di categoria (Confindustria e Cna o, per altri aspetti, Aci), interventi di Cantone e Gazzetti in consiglio regionale. Ma Livorno ha guardato rassegnata a questa voragine aperta nel proprio territorio finché con torta e candeline Il Tirreno è andato a celebrare il decimo compleanno di questo guaio.

Proprio mentre le buche stradali venivano scoperte come problema da tv e talk show per l’asfalto ko a Roma, ecco che la maxi-buca livornese è diventata il simbolo nazionale della mala-manutenzione delle nostre strade.

A dirla tutta, solo a prezzo di una semplificazione grossolana si potrebbe buttare la croce addosso alla Regione che ora ha in mano il pallino della questione.

No, non è una questione soltanto di ritardi o burocrazia-lumaca: l’intera storia dell’appalto di quest’ultimo lotto della superstrada ben rappresenta il “mal d’Italia” . Prima ancora che venisse realizzato: figurarsi che il ritardo ultradecennale nel completamento del troncone livornese deriva dal fatto che i lavori rimasero intrappolati nella fine della Cmf, l’industria pubblica chiusa negli anni ’90 a Guasticce dopo una lunga agonia.

Non basta. I cedimenti nella rampa del viadotto diretto nel porto di Livorno sono stati due a distanza di un annetto. E si sono verificati quando non erano ancora passati cinque anni dall’inaugurazione.

Ma i ritardi si spiegano anche con il continuo smonta e rimonta degli ingranaggi istituzionali sulle competenze: cambiano a più riprese i soggetti che hanno in mano le chiavi delle manutenzioni. Lasciamo perdere ogni possibile ironia sul ripetersi di annunci su quando sarebbero partiti I lavori e quando si sarebbero conclusi. Tutto questo si intreccia con il valzer delle soluzioni relative allo smantellamento delle Province finché è la Regione, con l’assessore Vincenzo Ceccarelli, ad avocare tutto a sé.

Benissimo: ci sono i soldi, c’è la volontà politica. Tutto risolto? Manco per niente, ed è lo stesso amministratore regionale a denunciarlo: come capita spessissimo negli appalti pubblici, l’aggiudicazione resta sospesa nel limbo perché le imprese perdenti fanno ricorso al Tar. Al di là dello specifico caso in sé (il pool di aziende non aggiudicatari avranno tutte le loro buone ragioni...), fatto sta che questo aggiunge altri tempi morti alle lungaggini del passaggio della pratica da una scrivania all’altra, da una stanza all’altra.

Se ora tutto fila liscio agli inizi del 2020, forse prima del 12° “compleanno”, la superstrada tornerà come nuova. E pensare che a botta calda, alla fine del marzo 2008, il gestore della manutenzione aveva sottolineato che il problema era serio e che per la riparazione ci sarebbe perciò voluta «qualche settimana»... —



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