Il Tirreno

Pisa

Via i rom da Ospedaletto: entro 18 mesi la chiusura del campo nomadi

Francesco Loi
I primi interventi degli scorsi mesi al campo rom di Ospedaletto
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I primi interventi degli scorsi mesi al campo rom di Ospedaletto

La giunta: «Tensione sociale e degrado. Previsti interventi socio-assistenziali, rimpatri assistiti e riqualificazione dell’area»

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PISA. Diciotto mesi di tempo per la chiusura definitiva del campo rom di via Maggiore di Oratoio, a Ospedaletto. L’obiettivo è stato dichiarato ufficialmente dalla giunta comunale. È scritto in modo netto nell’atto approvato a Palazzo Gambacorti in cui si delibera «che le attività delle Direzioni comunali competenti siano rivolte a perseguire l’obiettivo di giungere alla definitiva chiusura dell’insediamento abusivo di via Maggiore di Oratoio entro 18 mesi, attraverso azioni che comportino la progressiva diminuzione dei dimoranti nell’area e la contestuale rimozione delle strutture abusive presenti».

Un obiettivo che fa parte del programma di mandato del sindaco Michele Conti. E che mette insieme tutte le premesse che hanno portato a questa decisione. L’insediamento di Ospedaletto viene descritto così: «Non autorizzato, di grandi dimensioni, costituito da baracche fatiscenti, con caratteristiche non idonee all’abitare umano, privo di servizi igienici e forniture». Le conseguenze? «Inquinamento ed abbandono di rifiuti, periodica e ricorrente occlusione del fosso di via Maggiore di Oratoio». Inoltre, trattandosi di «un contesto non idoneo all’abitare per l’assenza di strutture e servizi, produce continue tensioni sociali con le attività produttive che si trovano nelle immediate vicinanze e che infatti da anni lamentano l’assenza di interventi risolutivi che sottraggano l’area alla palese situazione di degrado». Uno quadro che «costituisce fattore di marginalità ed esclusione sociale per coloro che dimorano abusivamente nell’area».

Così, per «perseguire il bene pubblico della sicurezza urbana», la giunta ritiene che «si debba procedere alla definitiva chiusura dell’insediamento ed alla riqualificazione dell’area, in maniera da garantirne la fruibilità alla cittadinanza, da sottrarla al degrado e consentire l’attivazione di processi di inclusione sociale per coloro che si renderanno disponibili».

Nell’atto approvato anche i compiti che dovranno essere svolti dalle singole direzioni. Quella del sociale, ad esempio, dovrà effettuare «una progettazione di interventi socio-assistenziali, compresa la possibilità di rimpatrio volontario ed assistito, per i nuclei familiari presenti presso l’insediamento che ne faranno espressa richiesta con la presentazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), tenendo conto della situazione socio-economica, della presenza di minori, disabili ed eventuali altre situazioni di fragilità, del possesso di eventuali beni e redditi nella nazione di origine». La direzione ambiente invece dovrà occuparsi di procedere al censimento e alla rimozione di rifiuti presenti nell’area, mentre quella del verde dovrà progettare la riqualificazione della zona e la direzione patrimonio dovrà procedere all’acquisizione di aree contigue se queste dovessero essere necessarie proprio alla riqualificazione. Alla polizia municipale infine il compito delle azioni di sicurezza.
 

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