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Panella liberato dai domiciliari consegnando i due passaporti
Caso Scieri: per l’ex parà il gip ha disposto l’obbligo di firma I legali: «Ha rinunciato a rientrare in California dove lavora»
La consegna dei due passaporti, italiano e statunitense, al momento di chiedere la revoca dei domiciliari. Il tempo trascorso dall’arresto, quasi quattro mesi. I sequestri di materiale già eseguiti e il clamore della vicenda che di fatto ha trasformato l’indagato in una persona “inavvicinabile” per gli ex commilitoni solo per i controlli che un’inchiesta del genere comporta a carico di chi finisce nei radar degli investigatori.
Messi in fila sono gli elementi che alla fine hanno convinto il gip Giulio Cesare Cipolletta a sostituire – come anticipato ieri dal Tirreno – gli arresti domiciliari per Alessandro Panella con la misura cautelare più blanda dell’obbligo di firma quotidiano nella caserma dei carabinieri di Cerveteri. Panella, difeso dagli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli, era stato arrestato il primo agosto scorso dalla polizia nell’ambito dell’indagine riaperta dopo 19 anni sulla morte di Emanuele Scieri, il parà di 26 anni di Siracusa trovato senza vita intorno alle due di pomeriggio del 16 agosto 1999 ai piedi della scala per asciugare i paracadute nella caserma Gamerra. Il 26 luglio si era avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del procuratore capo Alessandro Crini e del sostituto Sisto Restuccia. Qualche giorno prima – dopo l’uscita sul Tirreno online della notizia della consegna alla Procura di un elenco di ex caporali violenti da parte della commissione di inchiesta parlamentare – aveva prenotato un volo per San Diego via Chicago in programma il 3 agosto a Fiumicino. Per l’accusa era evidente la volontà di scappare. Di qui l’arresto confermato anche dal Tribunale del Riesame sulla scorta di diverse intercettazioni ambientali in cui Panella manifestava la volontà di rientrare negli Usa e di rinunciare alla cittadinanza italiana.
Il 39enne, ex caporale della Folgore, da mesi è indagato con Luigi Zabara di Frosinone e Andrea Antico, consigliere comunale e militare dell’esercito in un comune della provincia di Rimini, per omicidio volontario in concorso. Avrebbero, secondo la Procura, la sera del 13 agosto 1999 picchiato Scieri per poi costringerlo a salire sulla scala premendo con gli anfibi sulle nocche delle dita. Quindi la caduta di Lele, il corpo nascosto con un tavolo e la fuga del terzetto. Secondo i periti della famiglia Scieri, il giovane morì dopo qualche ora di agonia. Un soccorso immediato avrebbe potuto salvarlo è l’elemento alla base dell’accusa di omicidio volontario dato che il preterintenzionale si è prescritto nell’agosto 2017. Una tesi, quella del possibile salvataggio con i soccorsi successivi al volo, che le difese contesteranno con i rispettivi consulenti di parte.
Il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove sono stati all’origine dell’arresto che nel frattempo, come misura cautelare, è stato ritenuto eccessivo. «Appare opportuno attenuare la misura cautelare in corso – scrive il giudice per le indagini preliminari – stante il tempo intercorso dai fatti e la spontanea consegna dei passaporti, americano e italiano che, di fatto, attenua l’esigenza cautelare già valutata del pericolo di fuga. Dette circostanze costituiscono elementi che inducono il giudice a ritenere la misura cautelare degli arresti domiciliari non più proporzionata e conforme alle circostanze del fatto, al tempo intercorso. Tuttavia le circostanze del fatto commesso (come accertato in sede di indagini) inducono a valutare con sfavore la personalità del soggetto, per cui deve applicarsi una misura coercitiva che salvaguardi le preminenti esigenze di tutela delle persone coinvolte e della collettività».
L’obbligo di firma, dunque, al posto degli arresti. Una decisione che non entra nel merito delle indagini che proseguono con la convocazione di altri testi, ma calibra la custodia cautelare su quelli che sono il pericolo di fuga e l’inquinamento delle prove nell’attualità del comportamento di Panella che ha chiesto di tornare in libertà per trovare un lavoro visto che quello di interprete negli States ormai è perso e in qualche modo deve sopravvivere in attesa del processo.
Consegnare i due passaporti – Panella ha la doppia cittadinanza italiana e americana – è stato un passaggio decisivo. Lo ha fatto contestualmente alla richiesta di tornare in libertà. Per i legali il gesto significa limitare in modo volontario la propria libertà, visto che l’indagato viveva e lavorava in California da undici anni e dove si era anche sposato. E significa pure, nella tesi della difesa, «la maturata consapevolezza di dover attendere gli sviluppi e gli esiti del procedimento penale a suo carico restando in Italia, rinunciando a rientrare in California, luogo dove aveva la residenza al momento dell’arresto». —
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