Il Tirreno

Pisa

Ucciso da un'auto sulla Fi-Pi-Li, le lacrime e la rabbia del fratello: «Ora vogliamo giustizia»

Stefano Taglione
A sinistra il fratello di Roberto Ceccarelli, Giuliano Ceccarelli, in lacrime con il vicino di casa Sergio Vichi
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A sinistra il fratello di Roberto Ceccarelli, Giuliano Ceccarelli, in lacrime con il vicino di casa Sergio Vichi

La famiglia del cacciatore ed ex cuoco del Cisam è distrutta: «Girava il mondo, fra 20 giorni doveva andare in Ungheria». Di recente aveva festeggiato le nozze d'oro

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PISA. «Mio fratello è stato ucciso e anche se nessuno me lo ridarà voglio giustizia. Ieri (lunedì per chi legge ndr) stava andando a Casciavola per risolvere un problema all’auto, ero con lui fino a mezzogiorno. Aveva 74 anni, ma girava il mondo. Fra 20 giorni sarebbe dovuto andare a caccia in Ungheria con un gruppo di amici. Era la sua più grande passione».

Piange Giuliano Ceccarelli, 70 anni, il fratello di Roberto. Il cacciatore e cuoco in pensione del Cisam di San Piero a Grado (il Centro interforze studi applicazioni militari) è stato travolto da un’auto pirata poco prima delle 19 di lunedì sulla strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, poco prima dell’uscita di Navacchio, morendo sul colpo. Il pirata della strada, un 39enne di Casciana Alta, si è costituito nella notte al commissariato di Pontedera, dopo che gli agenti della polizia stradale lo avevano quasi individuato. «Cosa penso di lui? Non voglio dire nulla, mi comprometterei – dice il fratello – chiedo solo giustizia, perché almeno questa Roberto la merita. Un comportamento del genere non ha senso».

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Giuliano non smette di piangere. A consolarlo arriva Sergio Vichi, un vicino di casa. Piange anche lui. Roberto Ceccarelli era molto conosciuto e stimato a San Piero a Grado, dove è nato e viveva in via Castagnolo insieme alla moglie Guerrina Asirelli. Proprio vicino alla villetta di famiglia aveva comprato un terreno, che coltivava da anni. Insieme alla caccia questa era diventata la sua grande passione. L’ex chef del Cisam, infatti, da circa 15 anni era in pensione. E dedicava il tempo libero alla natura. A maggio, al Giardino Scotto, aveva festeggiato i 50 anni di matrimonio con la consorte durante una festa organizzata dal Comune di Pisa, alla presenza del vicesindaco Paolo Ghezzi. Nozze d’oro che si sono spezzate pochi mesi più tardi, con la morte sulla carreggiata della Fi-Pi-Li.

L’anziano, mentre indossava il giubbotto catarifrangente ritrovato qualche metro più in là, è stato travolto dal fuoristrada Nissan Navarra guidato da Antonio Cestari, mentre era sceso dall’auto in panne sulla piazzola di sosta. Un guasto, con ogni probabilità, il motivo che l’ha costretto ad abbandonare il veicolo, a bordo del quale era rimasta la moglie Guerrina. La donna, sotto choc, è stata trasportata da un’ambulanza medicalizzata della Pubblica assistenza di Pisa all’ospedale di Cisanello, dove è stata raggiunta dalla nuora e dimessa poche ore dopo. La consorte, 75 anni, ha visto morire il marito sotto i suoi occhi e ieri non realizzava ancora l’accaduto.

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Il figlio della coppia, Riccardo Ceccarelli, è uno stimato manager della sanità pubblica. Ingegnere laureato a Pisa, ha girato l’Italia. Ha vissuto dapprima in Emilia Romagna, come direttore regionale delle aziende della salute, mentre da qualche tempo si è trasferito a Roma, dove si ferma dal lunedì al venerdì ed è responsabile dello sviluppo infrastrutture del Policlinico Gemelli. Fa il pendolare fra Pisa e la Capitale, dato che vive con la moglie alla Vettola, in via Livornese, a pochi chilometri dalla villetta di famiglia. Ieri, Riccardo, era ancora sotto choc. Incredulo per ciò che poche ore prima era accaduto a suo padre. «Preferiamo non dire nulla – sottolinea la moglie di Riccardo e nuora di Roberto Ceccarelli – e ora pensiamo solo al nostro familiare che ha perso la vita».

Tantissimi gli amici e i parenti che ieri si sono stretti ai familiari del cuoco in pensione. «Roberto? Tutti gli volevano bene – conclude il fratello – ma non lo dico perché è lui, lo dico perché è davvero così. Avevamo in comune la passione della caccia. Anche io sparavo, ma lui era più bravo. Ciò che è accaduto non trova spiegazione e anche se nessuno mi ridarà mio fratello, io voglio giustizia». 

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