Sgarbi: ho ricevuto tante pressioni per non venire qui
Il critico d’arte sul movimento “Giallo pisano” che gli chiedeva di disertare l’incontro: io da anni sono oggetto di stalkeraggio da parte di signore e signorine
«Non ho mai ricevuto così tante pressioni per non presenziare ad un evento sull’arte come questa volta. Io sono oggetto di stalkeraggio da anni, da parte di signore e signorine, e sopporto tutto con cristiana pazienza». Lo ha detto, senza giri di parole, il professor Vittorio Sgarbi non appena si è seduto nella Sala della Baleari invitato dall’assessore alla cultura Andrea Buscemi, suo amico e di «cui conosco l’esuberanza come quella dei toscani».
Sgarbi aveva ricevuto attraverso i media l’invito a non partecipare all’incontro da parte del movimento “Giallo pisano”, movimento che ricordava al critico d’arte che c’è una petizione siglata da 45mila persone che vuole le dimissioni di Buscemi in quanto accusato di stalking. Sgarbi aggiunge: «Ti consiglio, Buscemi, di coltivare questa grande comunità che si è creata attorno a te. È un bel numero 45mila».
La Sala delle Baleari era gremita. E nell’atrio del Comune c’era la fila come quelle che si notano per i vernissage delle mostre a Palazzo Blu. Haring non ha mai suscitato così tanto interesse in passato come in questa conferenza organizzata dal Comune. Una sorta di assist involontario dell’assessore “detrattore” dell’artista newyorkese. Se non fosse che l’arte, in quel dibattito di ieri, c’entrasse ben poco. Il confronto-dibattito lo introduce lo stesso Buscemi dicendo: «La sollecitazione a pensare questo convegno nasce dalla stupefacente reazione del popolo del web di fronte ad alcune mie esternazioni riguardo all’opera di Haring sul mio libro “Rivoglio Pisa”. In esso lamentavo la mancanza di un adeguato merchandising per le opere antiche di casa nostra, a differenza di quello che si fa per l’opera Tuttomondo». Ovviamente però, quando Buscemi interviene o organizza eventi pubblici, c’è sempre un “prima” e cioè un tam-tam sociomediatico che ricorda all’universo mondo” che lui è stato accusato di stalking, anche se poi la contestazione è stata prescritta e rimane in campo una richiesta di risarcimento in sede civile».
«Il sindaco lo ha confermato come assessore - dice Sgarbi - e quindi vado dietro a questa scelta, anche perché conoscendo Buscemi posso affermare senza alcun dubbio che non mi ha mai stalkerato». Buscemi incassa subito un punto a suo favore in questo duello-confronto artistico-giudiziario. Il successo della tavola rotonda è indubbio almeno nella parte che forse interessava di più sia agli organizzatori che agli estensori della missiva che invitava a non partecipare ed a non schierarsi dalla parte di Buscemi. La presenza di Sgarbi è costata al Comune quasi 7mila euro (iva compresa) che sono andati ad un’associazione che ha assicurato la presennza di Sgarbi all’evento. La direzione cultura e turismo di Palazzo Gambacorti, giustifica l’esborso della somma in un atto pubblico scrivendo che “Tuttomondo” , il murale di Haring, va ricordato nel trentennale della sua realizzazione con un’iniziativa pubblica con autorevoli personalità del mondo dell’arte e della cultura.
Le altre personalità presenti però non hanno ricevuto alcun caché o almeno non vi è traccia documentale visto che uno degli ospiti era l’architetto Roberto Pasqualetti, dipendente del Comune stesso, e poi c’erano Giovanni Padroni, docente dell’Università, e l’architetto Alberto Bartalini, già ideatore del Teatro del Silenzio. La presenza di Sgarbi ha fatto da richiamo sicuramente, ma è difficile pensare che i presenti abbiano collegato la sua presenza a qualsiasi celebrazione o ricorrenza del murale di Haring che è stato eseguito nel giugno del 1989, e l’intento di Buscemi non era tanto quello di celebrare l’opera o il suo trentennale, bensì di rimarcare che le opere classiche e medievali che hanno fatto la grandezza di Pisa non hanno “merchandising”, mentre invece ne ha tantissimo Haring.
In realtà, i diritti di sfruttamento dell’immagine di quel murale spettano alla Fondazione newyorkese che porta il nome dell’artista. —
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