Il Tirreno

Pisa

Oltre al muro della chiesa di Sant’Antonio erano stati ipotizzati una parete della Scuola Sant’Anna e un edificio a Pisanova 

Quell’acceso dibattito cittadino su dove localizzare il murale

F.L.
Quell’acceso dibattito cittadino su dove localizzare il murale

la storiaTutto cominciò quasi per caso. Un giovane della provincia pisana, che durante una sua vacanza a New York aveva incontrato Keith Haring, segnalò l’artista all’allora assessore comunale...

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la storia

Tutto cominciò quasi per caso. Un giovane della provincia pisana, che durante una sua vacanza a New York aveva incontrato Keith Haring, segnalò l’artista all’allora assessore comunale Lorenzo Bani. Il quale, come promesso a quel ragazzo, parlò della questione in giunta. «Il messaggio che proveniva da quei graffiti creava interesse soprattutto tra le giovani generazioni. La giunta affidò a Bani l’incarico di buttar giù un piano operativo per verificare la fattibilità del progetto», ricorda Carlo Scaramuzzino, che in quella giunta, era il 1989, ricopriva il ruolo di assessore all’urbanistica.

Quesito numero uno: dove realizzarlo? La discussione si fece accesa, in tanti (anche nella giunta) si dissero contrari all’uso della parete della chiesa di Sant’Antonio, di proprietà del Comune. Anche la Sovrintendenza mostrava perplessità. «C’erano altre due opzioni - dice Scaramuzzino -. Una era il muro della Scuola Sant’Anna, in piazza Martiri della Libertà, da poco istituita. L’altra consisteva nella costruzione ex novo di un muro nella zona di Pisanova, quartiere che stava crescendo e che aveva bisogno di trovare una sua identità». A sbloccare la situazione, rimuovendo i dubbi circa il rischio di oltraggio alla chiesa da qualcuno paventato, intervenne direttamente il parroco di Sant’Antonio, un missionario brasiliano «che - sottolinea Scaramuzzino - ben conosceva miseria e disperazione».

Haring arrivò in città nel giugno 1989 e si mise a dipingere in quello che era uno spiazzo usato come stazione di servizio delle Autolinee Lazzi, scenario assai diverso, non in meglio, rispetto all’attuale. «Haring trovò dalla sua parte la gioventù pisana - prosegue il racconto Scaramuzzino -, elemento che risultò determinante nel successo dell’iniziativa. La partecipazione giovanile alla fase di costruzione del dipinto si rivelò entusiasmante. Haring andava avanti nella preparazione della base del murale e, seguendo le sue indicazioni, i giovani completavano la colorazione».

L’importanza dell’opera, conclude Scaramuzzino, «all’inizio venne percepita in modo molto marginale. Solo negli ultimi anni è stata pienamente compresa». —

F.L.

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