Italia
Haring continua a dividere gli esperti «Pisa può vivere anche senza»
Sgarbi: ma ciò non vuol dire che non sia una risorsa per la città. La ripetitività delle sue immagini è nota, i grandi sono i vostri Pisano
PISA. «Pisa vive senza Haring e Haring senza Pisa». Vittorio Sgarbi emette un giudizio bipartisan sulla querelle tra la valorizzazione dell’arte sacra e medievale o classica di Pisa e il murale Tuttomondo. «La ripetitività di Haring con quelle immaginette sempre uguali è nota, ricordo però a tutti che i primi scultori italiani, quelli veri intendo, li avete in casa e sono i Nicola e Giovanni Pisano», continua Sgarbi che aggiunge a ruota: «Ma ciò non vuol dire che il murale di Haring non sia una risorsa per Pisa».
Interviene l’assessore Andrea Buscemi, organizzatore della tavola rotonda: «Ho sempre detto che il murale di Haring non sia un’opera eccelsa, ma non l’ho mai demonizzata: sostengo solamente che il grande clamore commerciale, di immagine e di attrattiva almeno sui social che può vantare Haring non ce l’hanno le meraviglie del Museo di San Matteo che stacca 800 biglietti all’anno».
Gli fa eco l’architetto Alberto Bartalini che dice: «Ma Haring cosa ha lasciato a Pisa? Nulla. Un bel nulla. Quali mostre vere ci sono state di arte contemporanea in città? Nessuna. Pisa però ha pensato bene di spostare un’opera monumentale come quella di Cascella dalla Cittadella all’aeroporto perché il Comune se ne voleva disfare». Il professor Giovanni Padroni dell’ateneo pisano sostiene: «In una macchina potremmo dire che è più importante il motore. Certo. Basta che non piova perché allora diventano fondamentali anche i tergicristalli». Come dire che forse paragonare l’importanza di un’opera classica con una contemporanea è una questione inutile a priori.
L’unico che difende a spada tratta Tuttomondo è l’architetto Roberto Pasqualetti, che fa capire come Haring in realtà abbia seminato e tracciato una strada che è stata seguita da molti giovani. Pasqualetti infatti è l’estensore di un volume della Ets dove si traccia per la prima volta la mappa dei murale presenti a Pisa che vanno dal centro storico fino alla periferia. «I graffiti, i murales hanno un linguaggio universale immediatamente percepibile», ha chiosato Pasqualetti.
Nella sala antistante la Sala delle Baleari, il Comune aveva allestito un chroma key, un sistema di realtà virtuale immersiva che faceva entrare nel murale Tuttomondo i visitatori, tutto nato dall’idea di Pierpaolo Magnani. —
C. V.
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