Il Tirreno

Pisa

il giallo dello studente trovato senza vita SULL’AURELIA 

Avino, le indagini si spostano in Svizzera

Pietro Barghigiani
Avino, le indagini si spostano in Svizzera

La Procura prepara una rogatoria internazionale nei confronti dello zio dell’automobilista indagato per omicidio stradale

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PISA. Un incidente stradale che con il tempo diventa un giallo con appendici internazionali. Non ha i toni della spy story, ma quelli meno suggestivi e più dolenti di un’indagine per fare luce sulle eventuali responsabilità nella morte di un 22enne che in una mattina d’autunno fu trovato morto sull’Aurelia.

Si chiamava Francesco Avino e stava andando all’università a Pisa. Aveva 22 anni e faceva il volontario alla Pubblica Assistenza. Il corpo accanto allo scooter liberty con la scocca ammaccata. E il mistero su come possa essere caduto per poi morire senza avere la possibilità di essere soccorso. C’è un indagato per omicidio stradale. Un atto dovuto nei confronti di un automobilista che non ha saputo fornire chiarimenti convincenti sull’episodio. Era in zona, ma nega di aver urtato lo scooterista. È un sudamericano residente a Roma. Che ha uno zio in Svizzera con il quale era in vacanza al momento dell’incidente - 5 ottobre 2017 - in occasione di un giro in Toscana.

Ora gli inquirenti - il sostituto procuratore Miriam Pamela Romano è la titolare dell’inchiesta - stanno preparando una rogatoria internazionale per far sentire lo zio svizzero dell’indagato dalle autorità giudiziarie elvetiche. Una richiesta dettata dal rifiuto dell’uomo di tornare in Italia per una testimonianza ritenuta utile nell’accertamento finale su chi era alla guida dell’auto. Il nipote? Lo zio? Sono dettagli che ancora non sono stati acquisiti con certezza. E in questa zona d’ombra gli sforzi investigativi devono fare affidamento sulla rogatoria che sposterà il baricentro dell’inchiesta oltre le Alpi nella speranza di ottenere un contributo di chiarezza.

Una risposta è arrivata sul fronte delle verifiche tecnologiche sul cellulare dell’indagato. Un telefonino Huawei il cui software è stato decrittato per poter avere accesso alla memoria dell’apparecchio. Nessuna telefonata, né sms o messaggio in chat che possa indicare una richiesta di aiuto o l’ammissione di aver provocato un incidente da parte del suo possessore. Niente “confessione” confidata ad amici o familiari.

Il conducente dell’auto è indagato più per una scarsa chiarezza nel racconto che per evidenti indizi che potrebbero addebitargli un ruolo nella perdita di controllo dello scooter dello studente. Di sicuro era lì. Che poi sia coinvolto anche nell’incidente è l’ipotesi di lavoro che sta tenendo impegnata la Procura che adesso prova con la rogatoria internazionale a comporre l’ultimo tassello del puzzle sulla morte dello studente universitario. —

Pietro Barghigiani

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