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Pisa

La storia del Molino Rossi finisce con 25 licenziamenti

Danilo Renzullo
La storia del Molino Rossi finisce con 25 licenziamenti

La storica azienda di Ripafratta comunica lo stop alla trattativa con i sindacat.i All’orizzonte il probabile fallimento. Di Maio: «Speravamo nella soluzione»

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SAN GIULIANO TERME. Si conclude con 25 licenziamenti - e all’orizzonte un probabile fallimento - la vertenza della Molino Rossi.

Al tavolo convocato giovedì scorso al Centro per l’impiego, l’azienda di Ripafratta ha comunicato la chiusura della trattativa con i sindacati nonostante la possibilità di prorogare di altri trenta giorni la procedura di licenziamento collettivo (scaduta ieri) aperta lo scorso luglio per far fronte ad un’improvvisa crisi finanziaria che ha imposto lo stop alla produzione. In assenza di una soluzione, la proprietà ha dato il via libera al licenziamento di massa.

Nell’anno in cui la storica azienda avrebbe dovuto festeggiare i 120 anni di attività, lo stabilimento specializzato nella produzione di farine di qualità chiude i battenti e probabilmente andrà all’asta attraverso una procedura fallimentare. «Non ci sono al momento ipotesi di riapertura – spiega Natasha Merola della Flai-Cgil di Pisa – ma non possiamo accettare questi 25 licenziamenti, perché non sono state esplorate tutte le strade possibili per salvare l'azienda e il lavoro. La società ha tenuto un atteggiamento “spiacevole”: abbiamo colto un’insensibilità nei confronti dei lavoratori, ma se qualcuno pensa che tra qualche mese possa rilevare uno stabilimento svuotato della forza lavoro si sbaglia. Chi in futuro si farà carico della situazione della Molino Rossi deve sapere che ci sono 25 lavoratori in attesa».

«Con la Regione avevamo individuato un percorso – ricorda Franco Marchetti, vicesindaco di San Giuliano – attraverso Fidi Toscana e le banche era possibile costruire un piano per l’uscita dalla crisi: l’azienda ha invece fatto un’altra scelta cercando la disponibilità ad investire di imprenditori che non sono però mai arrivati». Un percorso che si è interrotto ieri con il licenziamento di tutti i lavoratori, da luglio in attesa di una soluzione alla crisi finanziaria, probabilmente conseguenza di un investimento sbagliato della proprietà, che ha costretto l’azienda a sospendere le lavorazioni e il pagamento degli stipendi (sono tre le mensilità arretrate ancora da versare). Un’interruzione diventata definitiva e che sindacato, istituzioni e gli ormai ex dipendenti proveranno a sbloccare con una serie di iniziative di protesta.

«Fino all’ultimo abbiamo sperato in un epilogo diverso – sottolinea il sindaco di San Giuliano, Sergio Di Maio – Non c’è stata trasparenza, né collaborazione da parte dell’azienda, che ha tenuto un atteggiamento presuntuoso e ha rifiutato ogni tipo di aiuto. La proprietà ha fatto una scelta pregiudicando il futuro di 25 famiglie e approfittando dell’onestà e della dignità professionale dei lavoratori. Adesso è arrivato il momento di una grande mobilitazione: l’amministrazione non ha arretrato e non arretrerà di un millimetro».

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