Il Tirreno

Pisa

l’ingegnere sparito 

Striscioni e appelli in Piazza San Pietro per la liberazione di Fulgencio Esono

DANILO RENZULLO

Una delegazione pisana stamani sarà in Vaticano per chiedere al Papa  un appello per far tornare  a casa il professionista

2 MINUTI DI LETTURA





pisa

«Giustizia e libertà per Fulgencio e Francisco». A chiederlo è Fabián Nsue Nguema, considerato il più importante avvocato per i diritti umani della Guinea Equatoriale e membro dell’unico partito di opposizione, Union popular, riconosciuto dal regime di Teodoro Obiang Nguema Mbasogo che dal 1979 guida il Paese africano. Nei giorni scorsi il legale ha presentato una memoria al ministero della Difesa equatoguineano per chiedere la liberazione di Fulgencio Obiang Esono, l’ingegnere 48enne originario della Guinea Equatoriale, da 30 anni residente all’ombra della Torre, sparito il 18 settembre dopo essere arrivato a Lomé. Nella capitale del Togo, il professionista sarebbe dovuto rimanere pochi giorni per discutere un’offerta di lavoro, ma è stato probabilmente rapito insieme a Francisco Micha Obama, equatoguineano residente in Spagna e militante della Coalicion Cored (alleanza politica di partiti di opposizione in esilio) e rinchiusi nel carcere Black Beach di Malabo, considerata la prigione più disumana al mondo. «Da fonti ben radicate, ho avuto accesso a informazioni che confermano la presenza nella prigione di Black Beach di Fulgencio Obiang Esono e di Francisco Micha Obama. Entrambi si trovano in una situazione di privazione della libertà, ammanettati, sottoposti a severe torture e privi di assistenza medica e legale», si legge nel documento presentato dall’avvocato che si offre come assistente legale volontario dei due oltre a chiederne la libertà. Nei giorni scorsi sarebbe stata arrestata anche una donna, addetta alle pulizie nella prigione della capitale della Guinea Equatoriale, accusata di aver rivelato notizie di quelli che sono considerati “ostaggi” del regime. Per chiederne la scarcerazione, oggi i familiari e un gruppo di appartenenti all’Unità migranti di Pisa assisteranno all’Angelus domenicale in piazza San Pietro dove esporranno anche striscioni e cartelli con l’obiettivo di “convincere” Papa Francesco a promuovere un appello per la liberazione, dopo una lettera inviata qualche settimana fa al Santo Padre per cercare di coinvolgere anche la diplomazia vaticana, oltre a quella italiana, nei tentativi di riportare a casa l’ingegnere. Domani, invece, i familiari parteciperanno con l’avvocata Corrada Giammarinaro, legale della famiglia, ad un incontro al ministero degli Esteri. —

DANILO RENZULLO

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino