Il Tirreno

Pisa

la parola all’esperto 

«Serve un piano di recupero di 5 anni accompagnato da maxi finanziamento»

Francesco Loi
«Serve un piano di recupero di 5 anni accompagnato da maxi finanziamento»

Sanavio, ex assessore provinciale e consulente ambientale: dopo il fuoco è già tempo di rimboccarsi le maniche 

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PISA

«Dopo il fuoco è necessario mettere in campo una forte azione politico-istituzionale e tutte le competenze tecniche disponibili. Credo sia già il momento di rimboccarsi le maniche per pensare a ricostruire», dice Giacomo Sanavio, ex vicepresidente della Provincia di Pisa ed assessore allo sviluppo rurale e alla forestazione, ora amministratore di GreenGea, società pisana che fa consulenza scientifica e tecnica in campo ambientale, energetico ed agricolo.

Sanavio, come ripartire?

«La comunanza d’intenti tra le istituzioni (Comuni, Regione, Stato) deve essere il prerequisito, da pretendere. Abbiamo ascoltato gli impegni del presidente Rossi e le promesse del ministro Centinaio, ora si tratta di passare all’azione. Concretamente, con intelligenza ed attenzione alle fragilità ed ai bisogni del territorio. Il disastro deve trasformarsi in una grande opportunità, quella mai realizzatasi per limiti ed impedimenti formali e sostanziali: mettere in sicurezza il Monte ed offrire sostegno alle politiche di sviluppo faticosamente messe in campo localmente nel corso degli ultimi anni. Oltre a costruirne di nuove attorno alle vocazioni ambientali, paesaggistiche, agricole e turistiche (sostenibili)».

A quali impedimenti si riferisce?

«Dalla mancanza di un soggetto istituzionale di coordinamento alla presenza di poche aziende agricole strutturate, fino alla frammentazione notevole delle proprietà tale da non consentire grandi possibilità nell’utilizzo delle risorse, ad esempio, dei Programmi di Sviluppo Rurale. Utilizzate solo dal pubblico per le misure su forestazione ed antincendio boschivo».

Come imposterebbe un piano straordinario di interventi?

«Ripristini e sistemazioni idrogeologiche, forestazione razionale e diffusa, sostegno alla ricostruzione di un sistema agricolo produttivo. Indispensabile sarà evitare ogni tipo di speculazione ed ogni potenziale distorsione delle reali vocazioni territoriali, nonché destinare una quantità di risorse adeguata, la cui quantificazione deve essere oggetto di una progettazione attenta, ma certamente non inferiore ai 40 milioni di euro. Il riconoscimento dello stato di calamità naturale sarà un passaggio essenziale, ma non sufficiente: occorrerà un piano di almeno cinque anni di interventi».

Prima, tra le problematiche, faceva riferimento alla mancanza di un coordinamento...

«Nell’emergenza, non sarebbe male avere un commissario regionale, anche scelto tra i sindaci. E nell’assetto definitivo, un ente territoriale unico. Magari un soggetto che assomigli molto ad una grande area protetta del Monte Pisano. Facciamo percorsi di partecipazione, ma la competenza a decidere e governare le scelte rimanga saldamente nelle mani delle istituzioni, con il supporto essenziale della tecnica, imparando dagli errori del passato, consapevoli della storia del Monte e delle sue eredità».

Sugli aiuti concreti qual è il suo punto di vista?

«Aspettando l’augurato riconoscimento della calamità naturale, è essenziale ricordare che la maggior parte dei terreni ad olivete e bosco non è condotta da Iap (imprenditori agricoli professionali) né da aziende agricole, ma dai cosiddetti “hobbisti”, ai quali gli strumenti ordinari non consentono di riconoscere alcunché. Senza il loro coinvolgimento però non si potrà realizzare un intervento organico di ripristino. È quindi necessario che vengano ricompresi anch’essi nei provvedimenti. Loro si occupano sì di autoproduzione, ma anche della tenuta dei versanti e del paesaggio». —



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