Il presidio
Conti: diciamo no alle grandi opere, si riparta dall’esistente
«Ci sono tanti edifici non usati e la Scuola non mi ha nemmeno risposto sui finanziatori: qui di lavori incompiuti ne abbiamo già abbastanza»
PISA
«Crediamo che la nostra sia una città che ha bisogno di rigenerazione urbana partendo dai volumi esistenti da utilizzare al meglio che non sono pochi. Non di opere avulse e un po’ appiccicate sul territorio».
Sindaco Conti, la sua posizione sul progetto del ponte ha decisamente sorpreso la Scuola Normale…
«Per tutta la campagna elettorale ho detto no alle grandi opere. Ora semplicemente lo confermo. Pisa ha bisogno di altro dopo anni di cattive gestioni».
Non crede che questo ponte, particolarissimo, potesse essere un’opportunità di attenzione ed attrazione nei confronti della città?
«Ho anche dubbi sugli standard urbanistici di un’opera del genere che andrebbe ad inserirsi nel contesto ottocentesco del viale. Senza sapere, ad esempio, cosa ne pensi il Genio Civile sulle problematiche idrauliche».
A parte questo no all’idea della Normale, il Comune cosa intende mettere sul piatto della bilancia nei rapporti con le Università?
«Siamo aperti ad ogni tipo di collaborazione che vada soprattutto nella direzione della riqualificazione della città. Abbiamo un grande patrimonio immobiliare sottoutilizzato a disposizione di ogni altro ente, ma anche dei privati. Non ci sembra opportuno pensare quindi ad una nuova struttura sul fiume che può anche creare difficoltà».
Concretamente, ha proposte da rivolgere agli altri enti?
«Pensiamo a scambi tra noi. Anche prevedendo in alcuni casi interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici. Capisco le esigenze della Normale, che si sta aprendo e che svolge un ruolo importante. Ma secondo me gli spazi dei laboratori non vanno collocati sul fiume».
In effetti, e non da ora, il Comune ha un po’ di questioni immobiliari da risolvere. A cominciare dalla Mattonaia…
«Oppure il palazzo ex Telecom. Ce ne sono diversi di casi in città, ma anche di altri enti. Vediamo di sciogliere questi nodi, non di andare avanti con l’usura del territorio».
Dalla Normale ribattono, tra l’altro, che al Comune non è stato chiesto un euro e che il finanziamento sarebbe stato compito della Scuola…
«Quando ho chiesto chi fossero gli investitori non mi è stata data risposta. Mi vien da pensare ad altre vicende cittadine. Di opere incompiute ne abbiamo abbastanza».
Il duello sembra avere alla base anche, se non soprattutto, una diversa visione della città del futuro: lei come ha immaginato la sua Pisa tra vent’anni?
«Rigenerata urbanisticamente. Riqualificata partendo dall’esistente. No alle grandi opere, ripeto».
Ma come pensa di andare in questa direzione, di imprimere la svolta?
«L’assessore Dringoli ci sta lavorando. Ha un’esperienza di cinquant’anni da urbanista. Troverà le formule necessarie». —
F.L.
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