Panella davanti ai giudici chiede di tornare in libertà
Domani viene discusso il ricorso dell’ex caporale dei parà accusato di omicidio Per la Procura voleva scappare negli Usa e poi rinunciare alla cittadinanza italiana
PISA
Alessandro Panella chiede di tornare in libertà al Tribunale del Riesame. Il ricorso dell’ex parà di Cerveteri (Roma) agli arresti domiciliari dal primo agosto con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Emanuele Scieri nella caserma Gamerra, domani sarà discusso a Firenze dai suoi legali, gli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli, autori dell’istanza contro la misura cautelare firmata dal gip Giulio Cesare Cipolletta. L’udienza è fissata per domani di fronte al collegio fiorentino. Sarà presente anche il sostituto procuratore Sisto Restuccia che rinnoverà la richiesta di arresti domiciliari per l’allora caporale protagonista, secondo l’accusa, del pestaggio e del conseguente abbandono fatale di Scieri in concorso con due commilitoni per ora solo indagati per lo stesso reato, Luigi Zabara e Andrea Antico.
Panella per due volte si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sia davanti ai pm a luglio che alle domande del gip nell’interrogatorio di garanzia. «Non ero in caserma quella sera e non c’entro niente con Scieri» è stata la sua dichiarazione spontanea.
I difensori chiederanno la revoca degli arresti domiciliari o, in subordine, una misura meno afflittiva per il loro assistito, come l’obbligo di dimora con divieto di espatrio. Sarebbe un ritorno alla libertà senza, però, uscire dal comune di residenza. È stato il pericolo di fuga a indurre la Procura a chiedere e ottenere l’arresto di Panella, 39 anni, divorziato dopo un matrimonio negli Stati Uniti. Prima dell’interrogatorio a Pisa del 26 luglio aveva comprato un biglietto per tornare a San Diego, via Chicago. Sarebbe dovuto partire da Fiumicino il 3 agosto. Date sospette per cronologia e tempistica delle accuse mosse all’ex caporale che ha il doppio passaporto e nelle intercettazioni dice al padre di voler rinunciare alla cittadinanza italiana appena sbarcato negli Usa. «Nessuna volontà di scappare. Avevo comprato il biglietto di sola andata perché vivo a San Diego da 12 anni. Stavo tornando a casa mia» è la sua tesi.
Lo scenario ipotizzato dal procuratore capo Alessandro Crini e dal sostituto Restuccia è che Scieri il giorno stesso in cui arrivò alla Gamerra, il 13 agosto 1999, venne preso di mira dai “nonni”. La sera fu picchiato e poi costretto a salire sulla scala di asciugatura dei paracadute. Qualcuno con gli scarponi gli fece pressione sulle nocche delle dita fino a farlo cadere da un’altezza di una decina di metri. Quindi il corpo venne coperto da un tavolo. Contro l’ex caporale ci sono le testimonianze di due reclute dell’epoca. Una in particolare riferisce che la sera del 13 agosto non solo Panella, ma anche gli altri due indagati erano alla Gamerra e si mostravano agitati. «Se parli ti ammazzo» fu la minaccia che il teste sostiene di aver ricevuto da Panella quando il caporale si accorse che il parà aveva sentito alcune frasi pronunciate dal terzetto. La decisione del Riesame sarà depositata entro la fine della settimana. —
PIETRO BARGHIGIANI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
