Ladri banchettano nella storica pasticceria e rubano pure champagne
Sono entrati dal laboratorio artigianale "Lando" e hanno mangiato cantuccini e dolci. Presi 700 euro del fondo cassa e una decina di bottiglie pregiate
PISA. «Dispiace perché in 50 anni di attività è la prima volta che ci capita. Non lo dico solo come imprenditore. L’amarezza è anche per i dipendenti». Sandro Sassetti, titolare della pasticceria di famiglia Lando in via Cattaneo, l’altra notte ha perso un primato invidiabile. Quello di non aver mai subìto un furto. Sono pochi in città a potersi vantare di non aver mai ricevuto la visita dei ladri. Da ieri anche la storica attività commerciale viene arruolata di fatto nel numeroso esercito dei derubati.
L’imprenditore si aggira nella pasticceria ancora a soqquadro. Le dipendenti spostano arredi e puliscono bancone e pavimenti dopo il passaggio dei ladri. Ieri l’attività è rimasta chiusa per mettere i locali in ordine. Oggi sarà di nuovo aperta. Ai danni per il furto va aggiunto il mancato guadagno per un incasso sfumato. I clienti si affacciano sulla porta e capiscono al volo che non è il caso di chiedere. Le vetrine vuote e il personale impegnato a pulire sono la risposta.
«Eravamo chiusi per ferie e proprio oggi (ieri, ndr) avremmo riaperto – spiega Sassetti –. Sono uscito giovedì sera verso le otto e mezzo e stamani (ieri, ndr) sono arrivato intorno alle 7. Ho visto dalla strada la saracinesca del laboratorio aperta. Sono entrato e ho capito quello che era successo».
I ladri si sono introdotti dal laboratorio dopo aver tagliato il lucchetto della serranda. Quindi hanno forzato la porta. Mossi alcuni passi si sono imbattuti in alcuni dolci. E prima di mettersi al lavoro hanno mangiato cantuccini e alcune porzioni di una torta al riso e pinoli. Dal laboratorio sono entrati attraverso un passaggio interno nell’area dei banconi della pasticceria. Finiti gli assaggi hanno pensato al bottino. Dal fondo cassa sono spariti almeno 700 euro, gran parte in monete. Dietro si erano portati dei sacchi dove hanno infilato una decina di bottiglie di champagne prese dalle mensole. «E solo quelle saranno altri 500 euro di danno» sottolinea Sassetti mentre continua a guardarsi intorno. Hanno buttato all’aria il registratore di cassa, scatoloni, pacchi. Tutto quanto poteva sembrare di valore da portare via.
Dentro non ci sono telecamere. A una trentina di metri, in direzione di piazza Guerrazzi, c’è un impianto di videosorveglianza. Le immagini saranno acquisite dalla polizia.
«Non c’è l’antifurto, ma sinceramente mi sento di aver messo in sicurezza il negozio – prosegue Sassetti –. Ci sono i vetri blindati, i lucchetti. Siamo aperti dal 1967 e non abbiamo mai subìto un furto nonostante sia un quartiere con i suoi problemi. È un fatto che l’immigrazione sia fuori controllo. Ho partecipato a tanti incontri sulla sicurezza, ma alla fine rimedi non ce ne sono. Rispetto a tanti colleghi di cui leggo spesso sul giornale la magra consolazione è che in tutti questi anni è la prima volta che vengono a rubarmi nel negozio. Prima dell’estate erano entrati come clienti da mia sorella che ha un’attività di bomboniere qui accanto. Presero le borse a lei e alla dipendenti. Fa male da imprenditore subire certe cose».
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