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allarme furti 

Spaccano con un tombino la vetrata del bar per rubare

DANILO RENZULLO
Spaccano con un tombino la vetrata del bar per rubare

Il colpo, però, non va a segno grazie ad una ragazza residente nelle vicinanze Ha sentito i rumori ed è scesa in strada richiedendo l’intervento della polizia

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Un colpo. Poi un altro. La porta inizia a cedere e i rumori insospettiscono il vicinato. Al terzo colpo di tombino che una banda di quattro malviventi (tutti minorenni, secondo le testimonianze) ha usato la scorsa notte per cercare di sfondare la porta di vetro del bar “Al barrino in San Marco” e fare razzia nel locale, una ragazza residente in zona ha deciso di “ribellarsi” alla furia dei giovani ladri. È scesa in strada, avvertendo la polizia del furto che la banda stava cercando di mettere a segno nell’esercizio commerciale di via Cerboni, nel quartiere di San Marco.

Un intervento che, nonostante i pericoli del caso, è risultato provvidenziale. Alla vista della ragazza i malviventi hanno abbandonato il tombino e sono scappati a mani vuote, lasciandosi alle spalle centinaia di euro di danni.

La porta di ingresso è stata scardinata e il vetro danneggiato in più punti. La testimone avrebbe riconosciuto nella banda quattro ragazzini di etnia rom (tra loro almeno una giovane) già conosciuti nel quartiere per aver messo a segno o tentato altri colpi. Saranno probabilmente le telecamere di un esercizio commerciale limitrofo a fornire ulteriori dettagli alle forze dell’ordine. Lo scorso marzo il bar era già entrato nel mirino dei ladri che in quell’occasione erano riusciti a portare via il fondo cassa. «Non è più possibile lavorare in queste condizioni: siamo costretti ad installare le telecamere di sorveglianza, ma occorrono maggiori controlli e severi provvedimenti contro gli autori di questi atti», si sfoga la titolare del bar Jessica Gentileschi che incassa la solidarietà di Matteo Trapani, consigliere comunale del Pd e residente a San Marco. «In questi mesi, tra furti e atti vandalici, il quartiere è stato colpito più volte – accusa Trapani –. In tutto questo nessuna proposta, nessuna azione, ma solo abbandono del quartiere: erba sempre più alta, polizia (municipale o meno) sempre meno presente e nessuna proposta su come continuare a rendere un quartiere una comunità. Molti selfie in spiaggia con chi dovrebbe stare sul territorio a controllare, ma non si parla di investimenti sulla vivibilità, sulla lotta al degrado che giorno dopo giorno aumenta, non una proposta ed un investimento sullo “sguardo di vicinato”, sul rafforzamento della videosorveglianza, sulla presenza sul territorio, sulla ricomposizione dei consigli di partecipazione. Nulla, solo selfie e qualche passeggiata in spiaggia o al mercato mentre il resto può aspettare (compresi, nei 43 milioni persi dall’amministrazione, gli interventi su piazza Giusti ed altre zone del quartiere). Ora servono risposte – conclude Trapani – quelle che chi amministra etichettava come “semplici” tre mesi fa e che oggi non ha ancora iniziato a dare, se mai avranno voglia di darle». —

DANILO RENZULLO

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