Italia
«C’è un’alternativa all’intolleranza legalizzata di oggi»
l’interventoContinua a far discutere la lettera aperta resa nota dai presidenti della Pubblica Assistenza Pisana, della Croce Rossa e della Misericordia sulle difficoltà che riscontrano gli operatori...
l’intervento
Continua a far discutere la lettera aperta resa nota dai presidenti della Pubblica Assistenza Pisana, della Croce Rossa e della Misericordia sulle difficoltà che riscontrano gli operatori delle tre organizzazioni. A commentare interviene anche Sinistra Italiana con il segretario provinciale Ettore Bucci.
«Condivido la preoccupazione per il crescente clima di razzismo nella nostra società. Episodi talvolta sottovalutati dal circuito mediatico e da pezzi di istituzioni, che tuttavia segnano il nostro tempo. Condivido la richiesta di rispetto per l’opera di tanti. Lo condivido nella consapevolezza delle ragioni centrali di tale fossato che si crea con pezzi di cittadinanza: il de-finanziamento delle politiche di sicurezza sociale, che ha ampliato il senso di abbandono di famiglie e quartieri. I razzismi e i piccoli fascismi d’ogni giorno non nascono più solo da singoli esaltati nostalgici, ma da chi si nutre di rabbia ed è sistematico oggetto di abbandono. Nella lettera aperta si parla giustamente di prossimità. Quella prossimità che una certa sinistra politica ha dimenticato. Aggiungo che gli anni della crisi hanno contribuito a desertificare i corpi intermedi, gli organismi di relazione sociale che rendevano credibili e praticate le più nobili parole della convivenza civile: uguaglianza, solidarietà, accoglienza, inclusione. Dirlo e praticarlo, oggi, significa essere oggetto di attacco, materiale o via web: la cultura del rancore globale ha preso piede, grazie ai tappeti rossi offerti dal minnitismo o dalle ruspe democratiche di certi amministratori della nostra Regione. Giustamente nella lettera aperta si fa cenno all’ostilità verbale, a quel clima di violenza che i social media amplificano. Un’amplificazione legittimata oggi da pezzi delle istituzioni: deputati che attaccano quei sacerdoti pisani disponibili ad accogliere qualsiasi “pietra di scarto” messa ai margini nella nostra società, sindaci che bandiscono la fine dello Sprar. Trasformare una cultura, offrire una contro-egemonia della solidarietà, significa intestarsi una battaglia quotidiana, difficile, di lungo periodo. Una battaglia di cui possono essere protagoniste le nuove generazioni, le scuole, i movimenti, il volontariato, i servitori dello Stato, gli stessi agenti di pubblica sicurezza. Bisogna ripartire proprio da quello Stato che ha visto sempre più limitare il proprio ruolo di agende di coesione, per colpa di un pensiero unico condiviso negli anni tra destra, governi tecnici e centrosinistra. A Pisa esiste un terreno importante di relazioni, di esperienze di radicalità e d’innovazione praticato da mondi di cultura diversa (gli operatori culturali, le esperienze di autogestione e mutualismo, la cooperazione sociale): rendiamo sostanziale l’alternativa, non più solo con i presidi estemporanei per circostanziate battaglie, ma con momenti generali, a partire dai quartieri e dalle case del popolo, a partire dalla materialità della vita. C’è bisogno di un’alternativa all’intolleranza legalizzata, di partire da quella solidarietà che oggi è pietra di scandalo ma è direttrice necessaria del futuro delle nostre comunità». —
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