Cinquecento firme per riaccendere il semaforo a chiamata
L’impianto è stato disattivato ma neppure l’ultimo incidente in quel tratto di strada lo ha fatto tornare in funzione
pisa
Il 16 agosto Maria Antonietta Saporito, titolare del campeggio Pineta a Calambrone, ha spedito per raccomandata al sindaco e al prefetto le 500 firme raccolte tra i suoi clienti e i residenti della zona, per chiedere che venga reso nuovamente funzionante il semaforo che si trova sull’attraversamento pedonale sul viale del Tirreno.
Si tratta di un semaforo a chiamata che da due anni è disattivato. Già: disattivato e non rotto a differenza di quello che si è pensato un in primo momento dopo l’ennesimo incidente che il 13 luglio scorso ha visto un anziano cliente del campeggio finire in ospedale dopo essere stato investito da una moto sulle strisce.
L’uomo, che aveva riportato un profondo taglio alla fronte, è stato dimesso ed è tornato a trascorrere le vacanze al campeggio, ma è rimasto talmente traumatizzato che non esce più dalla struttura. Ha interrotto la sua quotidiana abitudine di andare a passeggiare su quella strada ed ha denunciato il Comune per l’incidente subito.
Quel semaforo era stato istallato proprio per garantire la sicurezza di chi attraversava dopo che più di una persona era stata investita, con conseguenze anche fatali, proprio in quel tratto. E viene da chiedersi: se ci sono dei precedenti così significativi, perché quel semaforo è stato disattivato? A chi dà fastidio? Forse si pensa che quel semaforo aumenti le code del rientro dal mare verso Livorno e quindi si tiene spento? Ma le code è dimostrato che ci sono comunque. La sicurezza dei cittadini non dovrebbe venire prima di tutto? I soldi per renderlo nuovamente funzionante ci sono, perché erano stati predisposti dalla precedente amministrazione dal momento che rientravano nel pacchetto delle priorità individuate dal Ctp del litorale per gli interventi da fare con gli incassi degli stalli blu sul litorale. Se i soldi ci sono e si tratta sicuramente di un intervento semplice, come mai allora è trascorso più di un mese dall’incidente e non è ancora stato fatto niente?
La stessa cosa se la chiede Antonietta Saporito. «I nostri campeggiatori, che quando siamo a pieno regime arrivano anche a mille persone tra adulti, anziani, bambini e portatori di handicap, quando attraversano non hanno la certezza di arrivare sani dall’altra parte e tutto perché nessuno si è preso la briga di venire a controllare – afferma la titolare -. A Marina, davanti al campeggio Internazionale c’è un semaforo a chiamata come questo e a Tirrenia ce n’è un altro uguale vicino all’Unione Cechi. Perché qui a Calambrone non deve esserci? Anche noi siamo degli operatori come gli altri. Se poi, ci diranno che ci deve essere un numero preciso di morti per farlo riaccendere, vediamo se c’è qualcuno disposto a sacrificarsi. Nel frattempo però, i clienti si lamentano e dicono che questo è un bel campeggio ma che questo problema sciupa tutto. Ho aspettato e aspettato che qualcuno facesse qualcosa e alla fine ho spedito le firme. Io chiedo – conclude Saporito -, che gli organi competenti vengano qui la mattina alle 8 e ci restino fino a mezzanotte in modo che vedano con i loro occhi il disagio che viviamo. Ormai però devono farlo il sabato e la domenica perché da domani la maggior parte della gente rientra al lavoro e a questo punto è quasi inutile che lo ripristino a settembre, hanno voluto far passare l’estate. Comunque, le file ci sono anche senza semaforo». Per attraversare bisogna sporgersi perché le macchine parcheggiate coprono la visuale e la mamma di un bambino disabile, ha detto che ogni volta è una vera impresa non farsi investire. —
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