Il presidio
Contaminazione da batteri, allarme al polo endoscopico
Macchinari e procedure sotto stretta osservazione dopo la segnalazione relativa a «pazienti risultati infetti»
PISA
Strumenti per l’effettuazione di esami clinici contaminati da batteri. E batteri che rischiano di contaminare i pazienti. Così scatta l’allarme.
Ospedale di Cisanello, polo endoscopico. Lo scenario dell’emergenza sono le corsie dell’edificio 30 B e a segnalare che qualche cosa non va sono proprio i medici, preoccupati per i rischi che potrebbero correre i propri pazienti. A quel punto entra in azione l’unità operativa di igiene e epidemiologia dell’Aoup. I batteri ci sono: sugli apparecchi e sulla macchina per lavarli.
Il principale indiziato? Si chiama Klebsiella pneumoniae, batteri Gram negativi produttori produttore di carbapenemasi Kpc (un enzima che inattiva gran parte degli antibiotici). Un ospite ben noto (e temuto) in corsia perché tra i principali responsabili delle infezioni contratte in ospedale e all’origine di polmoniti, sepsi, infezioni delle vie urinarie. La presenza del batterio è stata rilevata su due strumenti, in particolare, due duodenoscopi, «impiegati per l’indagine endoscopica dello stomaco e del duodeno e per l’effettuazione di una particolare procedura diagnostico-terapeutica denominata colangio-pancreatografia retrograda endoscopica (ERCP)» spiega l’Aoup. Le analisi condotte - dalle quali sono emerse «importanti criticità» si legge nella relazione dell’unità operativa igiene ed epidemiologia - hanno rilevato la presenza, sugli apparecchi, di K.pneumoniae e anche di Pseudomonas aeruginosa, altro batterio Gram negativo tipico nelle infezioni nosocomiali. «In considerazione dei risultati ottenuti - si legge ancora nella relazione - si evidenziano importanti criticità riconducibili ad una elevata contaminazione da P.aeruginosa delle macchine lavaendoscopi».
Da qui la necessità di correre ai ripari da parte dell’azienda ospedaliera che intanto spiega come i due strumenti «presentano delle caratteristiche costruttive che ne rendono complessa la decontaminazione e la disinfezione». Un problema segnalato e riconosciuto «anche dalle aziende che producono a livello mondiale questi strumenti, per i quali hanno previsto in molti casi il richiamo e la modifica o la sostituzione, anche nel caso di strumenti in uso in Aoup» precisa ancora l’azienda. «Conscia di questa situazione l’Aoup ha da tempo revisionato in una prospettiva di massima garanzia di sicurezza per i pazienti le procedure per la pulizia e disinfezione di questi strumenti e rinforzato il piano di controllo di processo e di esito del ricondizionamento degli endoscopi, e messo in atto una stretta sorveglianza clinica e microbiologica dei pazienti sottoposti alla procedura». L’ospedale, a fronte della «segnalazione occasionale di sospetti casi di colonizzazione da parte di Klebsiella pneumoniae di pazienti - scrive - ha fatto scattare in via cautelativa, le verifiche microbiologiche sugli strumenti utilizzati». E tutto ciò nonostante non ci sia, per l’azienda, un legame diretto tra utilizzo dello strumento diagnostico e “contaminazione” dei pazienti sui quali è stato utilizzato. «I risultati delle verifiche - continua l’Aoup - sono indicativi di un efficace lavaggio manuale ma di un possibile occasionale ridotta efficacia del trattamento di ricondizionamento da parte della macchina lavaendoscopi. Per tale motivo le modalità di ricondizionamento degli endoscopi sono state comunque ulteriormente rinforzate, in attesa dei nuovi macchinari dei quali è prossimo l’arrivo». —
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