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Pisa

la cassazione 

Contestata evasione Iva dissequestrati a Serretti beni per 300mila euro

D.F.
Contestata evasione Iva dissequestrati a Serretti beni per 300mila euro

L’imprenditore nel settore delle acconciature vince  il ricorso davanti  alla Suprema Corte per carenza di motivazioni

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PISA. Il Gip del Tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti aveva disposto - nell’ambito di un’accusa di omesso versamento di Iva - il sequestro preventivo di beni per circa 300.000 euro nei confronti dell’hair stylist Maurizio Serretti, titolare della società “Gest srl” con sede ad Empoli, pisano di origini con negozi in città, ma residente a Viareggio. Ed il Tribunale della libertà di Lucca (giudici Gerardo Boragine, Nidia Genovese e Valeria Marino), aveva confermato il provvedimento cui si era opposto l’avvocato Maurizio Dalla Casa (Foro di Lucca). Il quale ha ritenuto che fosse davvero il caso di ricorrere in Cassazione e - con il collega Domenico Bechini (Foro di Pisa) - ha avuto ragione della scelta proposta al cliente. La Procura generale della Cassazione ha firmato «l’immediata restituzione a Serretti di quanto oggetto di sequestro preventivo disposto dal Gip di Lucca».

Passaggio dovuto, avendo la Suprema Corte accolto il ricorso che contestava al Gip - con le stesse motivazioni portate dall’avvocato Dalla Casa ai giudici lucchesi - «l’assenza di motivazione che rende illegittimo il provvedimento. Poiché la legge subordina la confisca dei beni nella disponibilità del reo alla impossibilità di procedere alla confisca» degli stessi beni. E non solo. Perché di fronte all’assenza di motivazione del Gip - si legge nel ricorso - sono stati i giudici del Riesame ad «esercitare un potere di integrazione di una motivazione, mancante nel decreto di sequestro, che nessuna norma riconosce loro».

Dunque, «se manca la motivazione sul perché non sia stato possibile procedere a sequestro diretto, il Tribunale non può che prendere atto e dichiarare l’illegittimità del decreto. —

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