Il Tirreno

Pisa

in pieno giorno al cep 

Anziana aggredita in casa e rapinata di tutto

Stefano Taglione

Sono entrati con una scusa: migliaia di euro di oro rubato. «Avevano le foto del bimbo e gli ho dato le chiavi della cassaforte»

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PISA

«Non so come ho fatto, non so come ho fatto. È quando mi hanno mostrato le foto del bimbo e di mio marito morto che gli ho consegnato le chiavi della cassaforte. Si sono approfittati di me e mi hanno rubato tutto. È tutta colpa mia».

Maria – è un nome di fantasia, perché chiede l’anonimato – ha 88 anni, la voce rotta e le lacrime agli occhi. Scuote la testa e non si capacita di come quei banditi abbiano potuto raggirarla. Lasciandole i segni sulla guancia, dove ha un graffio, nel tentativo di soffocarle le urla. Mentre con la violenza la stavano rapinando.

Cep, ore 11. Ottant’anni di regali rubati in cinque minuti. Per un bottino di migliaia di euro: gioielli, rubini, un diamante, libretti postali e l’anello del marito morto 13 anni fa. A mettere a segno il colpo due italiani, così dice la signora, che a pranzo è ancora in casa con la figlia, rientrata d’urgenza dal lavoro dopo la chiamata choc delle 11.20.

Secondo una prima ricostruzione i due malviventi avrebbero seguito la donna fin sotto casa, individuandola come vittima perfetta per la rapina fuori dal supermercato Conad, sempre al Cep. Uno di loro, con una tuta catarifrangente e di bassa statura, l’avrebbe avvicinata fingendosi un operaio del Comune, incaricato per cambiare i sacchetti della raccolta differenziata gestita dalla Geofor.

«Mi sono fidata, ha detto che era del Comune», dice candidamente la donna, seduta sul divano di fronte alla figlia, che vive con lei ma in quel momento stava lavorando. Così, mentre il finto dipendente di Palazzo Gambacorti lasciava la porta aperta e si faceva accompagnare sul balcone per controllare la pattumiera, il complice entrava dall’ingresso spalancato mettendo a soqquadro la camera da letto, trovata in condizioni spaventose.

L’oro e i beni preziosi, però, non erano lì. Ma nella cassaforte. Così, dopo il primo sopralluogo, il criminale ha messo in atto il suo folle piano. Andando in cucina e presentandosi all’anziana con le foto del marito morto e del nipotino. «Guardi signora, ho recuperato queste cose. Le hanno rubate. È successo anche ai vicini». Sequenze di frase assurde, pronunciate da una persona mai vista prima e che non doveva essere in casa, che però colpiscono la sfera emotiva della signora. Che ormai frastornata consegna le chiavi della cassaforte al malvivente, a differenza dell’altro qualificatosi come poliziotto, indicandole la via per rubarle tutto.

Ma dopo pochi secondi la realtà diventa nitida. E l’anziana si mette a urlare. È così che esplode la violenza. «Per non farmi gridare mi hanno tappato la bocca con una gonna e una maglietta – racconta ancora spaventata – tirandomi un’unghiata in faccia. È stato terribile». Sul posto, dopo la rapina, la polizia di Stato, con le volanti, la squadra mobile e la scientifica. Gli agenti hanno anche prelevato i filmati della Conad, in modo da tale da poter dare una volto ai malfattori, anche attraverso le impronte digitali lasciate nell’appartamento del Cep. —





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