Il Tirreno

Pisa

il giallo della gamerra  

Omicidio Scieri, l’inchiesta va avanti Le indagini prorogate di altri sei mesi

Pietro Barghigiani
Omicidio Scieri, l’inchiesta va avanti Le indagini prorogate di altri sei mesi

Elementi nuovi hanno indotto la Procura ad allungare i termini di un caso in cui sono stati sentiti decine di testi

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Più tempo per indagare. Scaduti i sei mesi dall’apertura dell’inchiesta, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip altri sei mesi per portare avanti l’attività di indagine sulla morte del parà Emanuele Scieri (al centro nella foto con il basco) il 26enne laureato in giurisprudenza siracusano trovato morto nel primo pomeriggio del 16 agosto 1999 all’interno della caserma Gamerra.

Finora hanno sfilato davanti al procuratore capo Alessandro Crini e al sostituto Sisto Restuccia decine tra ex militari e altri testi ancora in divisa. L’ulteriore proroga di sei mesi ha una duplice lettura. Da un lato la complessità del caso e la rilettura dei fatti a distanza di anni, sentendo di nuovo i testi dell’epoca, ha richiesto tempi proporzionati all’impegno profuso tra carte e testimonianze.

Dall’altro l’eventuale scoperta di elementi nuovi avrebbe sollecitato uno spostamento in avanti dei termini delle indagini preliminari. Di sicuro non c’è stata richiesta di archiviazione. Anzi, dagli uffici di via Beccaria quella proroga ha il significato di voler andare fino in fondo senza trascurare particolari magari rimasti in ombra in questi anni. Le deposizioni raccolte dalla commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dall’onorevole Sofia Amoddio (Pd) e secretate nella relazione finale, sono state lo spunto iniziale grazie al quale la Procura ha aperto la scorsa estate un fascicolo contro ignoti per omicidio preterintenzionale. Nel corso dei mesi sono stati fatti passi in avanti e il risultato è la proroga di sei mesi, un atto che viene chiesto quando si ritiene di poter giungere a un esito diverso dalla bandiera bianca dell’archiviazione. Il punto fermo è questo su un giallo che ha tutti i caratteri del cold case. La vittima, il mistero su movente e autori. Il silenzio imbastardito nell’omertà di chi sapeva e ancora tace. Le lacune investigative iniziale e la tolleranza del “nonnismo” da parte dei vertici dell’epoca della Folgore.

Scieri arrivò venerdì 13 agosto 1999. La mattina, nel trasferimento da Scandicci, si era scontrato con alcuni “nonni” sul bus. Quattro verranno condannati a 6 mesi con la condizionale. La sera alle 22,15 salutò Stefano Viberti, il teste «depositario di verità non rivelate» scrissero i magistrati, e rimase nel vialetto interno della Gamerra. Alle 23,45 non rispose al contrappello. Era già caduto dalla torre e stava morendo. Lo ritrovarono alle 14,08 di lunedì 16 agosto. Di sicuro non fu un suicidio come i vertici di allora della Folgore suggerirono alla magistratura che, da quella militare all’ordinaria, chiusero le inchieste con archiviazioni.

Per la commissione parlamentare lo scenario più accreditato è che Scieri sia stato condotto nell’area del casermaggio (il corpo nella foto a destra e a sinistra il dettaglio della ferita al piede sx), nei pressi della torretta per asciugare i paracadute, e qui prima picchiato dai nonni e poi obbligato a salire sulla scala.

Pestandogli le mani lo avrebbero fatto cadere e abbandonato. E lasciato morire dopo ore di agonia. —



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