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Assistite sessantotto famiglie dall’Osservatorio sulla povertà

Carlotta Lattanzi
Assistite sessantotto famiglie dall’Osservatorio sulla povertà

Il progetto è partito a settembre per raccogliere dati e dare risposte concrete Il vicesindaco Franco Marchetti: «Dobbiamo fare il possibile per ridare la dignità»

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«Per vivere serve un’identità, ossia una dignità. Senza dignità, l’identità è vuota e può essere manipolata. Difendere la dignità delle persone è difendere la democrazia».

È citando Primo Levi che il vicesindaco di San Giuliano, Franco Marchetti, ha presentato ieri l’Osservatorio sulla povertà e il disagio. «Dobbiamo fare il possibile – ha proseguito Marchetti – per conservare questa dignità e, con essa, l’identità, affinché l’altro resti sempre ai nostri occhi individuo e non estraneo e, addirittura, pericoloso. Questa è una conseguenza dell’imbarbarimento del tessuto sociale che l’indigenza, con le sue umiliazioni, comporta. La nostra amministrazione è impegnata da tempo nel dare risposte concrete ai bisogni delle persone, alle solitudini sociali che atrofizzano il senso della solidarietà e portano i deboli a prendersela con quelli ancora più deboli».

Intrapreso a settembre, il percorso dell’Osservatorio nasce per raccogliere dati e costruire risposte concrete alle criticità socio-economiche del luogo, di concerto con le associazioni di volontariato, ma non solo. Presupposto indispensabile, quello di mettere a sistema il polo istituzionale con quello dell’associazionismo, ha dato i suoi frutti a partire dallo scambio di dati realizzato dal Comune di San Giuliano con il Centro di ascolto Caritas di Pontasserchio. «Sessantotto le famiglie su cui ha lavorato il Centro nel 2017 – ha detto il responsabile Francesco Paletti – un campione piccolo, ma importante che ha permesso di mettere in luce alcuni argomenti importanti, da considerare come obiettivi all’azione intercomunale. A queste famiglie corrispondono 53 bambini: il tema della povertà minorile riguarda peraltro l’intero territorio pisano. Tra i più rilevanti fattori d’impoverimento: la disgregazione familiare, l’indebitamento (25 su 68) e la crisi occupazionale, in particolare riguardo la fascia d’età 45-50 anni».

Numerose le tematiche affrontate dai rappresentanti di Croce rossa, Pubblica assistenza, Polisportiva sangiulianese, Progetto La Zattera della Cooperativa Arnera e molti altri: dal bullismo all’inserimento sociale dei migranti. Molte le voci, comuni gli obiettivi: l’aiuto economico sono necessario, ma non sufficiente se privo di un’adeguata progettualità. «Il reddito di inclusione (Rei) – ha spiegato assistente sociale Laura Guerrini – è la prima misura di contrasto alla povertà dal carattere unico nazionale, condizionata alla valutazione della situazione reddituale. Operativo dal primo dicembre 2017, il Rei rispecchia un virtuoso cambiamento di mentalità: si tratta infatti di una misura non assistenzialistica o passiva, ma volta a dare anche un progetto formativo che accompagni l'individuo verso l’autonomia. Importante, oggi più che mai, cambiare il ruolo del servizio sociale, trasformandolo, da ente assistenziale, in ente promotore di inclusione».

Parola d’ordine: «formazione», anche secondo il direttore della Società della salute Alessandro Campani. «L’integrazione delle competenze della Società della Salute – ha chiosato Campani – può contribuire a creare piani integrati e a dare maggiore uniformità alla rete, per rispondere ai bisogni dal punto di vista sia dell’efficienza organizzativa, sia della formazione: perché mettere un individuo nelle condizioni di essere autonomo e di ricostruirsi un’identità e un ruolo sociale significa migliorare l’universale attraverso il particolare. Avanti così». —

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