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Pisa

Sesso con disabile, il Dna incastra pensionato

Sesso con disabile, il Dna incastra pensionato

Il riscontro genetico conferma il rapporto tra il sessantenne e la giovane con problemi mentali

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PISA. Il Dna lo inchioda. Le sostanze organiche che provano un rapporto sessuale con una giovane disabile che ha da poco superato i 20 anni appartengono a un sessantenne indagato per violenza sessuale aggravata.

Lo ha confermato ieri mattina nel corso della prosecuzione dell’incidente probatorio davanti al gip Donato D’Auria e al pm Lidya Pagnini la genetista forense Isabella Spinetti.

Il responso della consulente era atteso per definire nella fase delle indagini preliminari le prove a carico del pensionato. Quella del Dna ne aggrava la posizione fornendo, dal punto di vista scientifico, la certezza che tra i due ci sia stato un incontro consumato per intero. E anche se si tratta di due persone maggiorenni, le condizioni della donna mettono il sessantenne nella condizione di dover rispondere di un reato. Lei è una disabile mentale che vive nello stesso paese dell’indagato. Un abuso doppio quello da cui deve difendersi l’uomo considerando quella che in gergo tecnico è considerata la minorata difesa di una persona che non è in grado di badare a sé. E che diventa un’aggravante nel momento in cui si consuma un reato.

Fino a quando non sono iniziate le indagini, la ragazza aveva un’autonomia nel muoversi che l’ha portata a trovarsi da sola in paese. Quello spazio di libertà è diventato la sua vulnerabilità e per il sessantenne l’opportunità, secondo l’accusa, di approfittare della ragazza. La sua disabilità non le consente di percepire rischi e pericoli. E quando l’uomo l’ha avvicinata consumando rapporti sessuali, nell’ipotesi su cui è arrivato il riscontro del Dna, lei non si è difesa. Non sapeva quello che le stava facendo. Non lo ha compreso in quel momento e neanche con piena cognizione dopo l’accaduto. È stata sentita dalla psichiatra e il video è agli atti. Ma non è in grado di testimoniare. Dopo l’ultimo incontro sessuale c’è chi si è accorto di qualcosa di strano. Quella ragazza conosciuta in paese per la sua diversità poteva essere diventata un giocattolo sessuale. Un timore ben presente nel corso delle indagini. Ora la prova del Dna mette un mattone solido nel fortino dell’accusa. Nel frattempo la giovane disabile non viene più lasciata da sola e si trova in un centro specializzato.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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