Il Tirreno

Pisa

E il bazar del falso si svuota per un giorno

di Danilo Renzullo
E il bazar del falso si svuota per un giorno

Dopo le botte da via Vecchia Barbaricina spariscono i venditori Nel quartiere c’è chi li difende: «Sono l’ultimo anello della catena»

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PISA. Sui marciapiedi che delimitano la piccola strada non ci sono più i teli dalle fantasie etniche. L’asfalto rovente non è più coperto da oggettistica varia e dalle borse con griffe fasulle dell’alta moda e prezzi-attira turisti.

Da via Vecchia Barbaricina il commercio abusivo sembra scomparso. Almeno per un giorno. E con esso le decine di venditori - in maggioranza senegalesi - che quotidianamente occupano la strada limitrofa al parcheggio e alla mensa universitaria di via Cammeo per cercare di portare a casa qualche spicciolo.

Così la strada non appariva da tempo. Almeno dall’agosto dello scorso anno, quando dopo un blitz della guardia di finanza concluso con un’aggressione ai danni dei finanzieri, i venditori decisero per qualche ora di abbandonare quella che per molti è una postazione di lavoro.

Il giorno dopo il blitz antiabusivismo dei carabinieri culminato martedì scorso con l’aggressione a due militari dell’Arma, nella strada a due passi da Piazza dei Miracoli a regnare è il silenzio. Interrotto dal viavai dei candidati alle prossime amministrative e dalle ricette per la sicurezza che vari aspiranti sindaco immortalano nei video che quasi in tempo reale finiscono nel tritacarne dei social network. A fare da sottofondo alla propaganda politica i tagliaerba e i mezzi degli operai del Comune impegnati in una pulizia straordinaria. Via erbacce, rifiuti e siringhe da quella zona che alle prime luci dell’alba diventa un mercato della merce contraffatta per trasformarsi al tramonto in una zona franca per spacciatori e tossicodipendenti. «Ecco, ci voleva un ferito, un carabiniere ferito perché qualcuno facesse qualcosa», urla una candidata di Fratelli d’Italia. «Questa è terra di nessuno: siringhe, erbacce, spazzatura. Come alla stazione, come nei parcheggi invasi dagli abusivi. Qui però siamo a due passi dalla Torre e questa è la città che trovano milioni di turisti», prosegue l’attivista del partito della Meloni mentre sul lato opposto della strada tre giovani venditori senegalesi, alcuni delle decine presenti durante il blitz dei carabinieri, assistono al continuo passaggio di politici e turisti.

«È stata un’azione forza, siamo stati provocati», sussurrano prima di lasciare la strada senza né merce, né voglia di parlare. Paura di una retata, timore di un nuovo blitz e di ulteriori tensioni con le forze dell’ordine. «O perché, semplicemente, le forze dell’ordine hanno sequestrato tutto e adesso non hanno più nulla da vendere», fa notare un commerciante (regolare) della zona. «Però - continua - i soldi ai cinesi e a tutti quelli che alimentano il commercio illegale li devono dare ugualmente. È giusto contrastare il commercio del falso, ma i ragazzi che sono in strada sono l’ultimo anello di una lunga catena d’illegalità. Per deviare un fiume bisogna agire vicino alla sorgente, non alla foce». Di quel fiume di merce contraffatta che ogni giorno invade la città, in via Vecchia Barbaricina non restano che poche gocce: alcune buste, con dentro i fogli di vecchi giornali che servono ad imbottire le borse, nascoste in un angolo del parcheggio di via Cammeo. Su un albero una felpa scura indossata da qualche venditore per ripararsi dal freddo delle prime ore della giornata. A terra una vecchia cassa di plastica utilizzata per riposarsi qualche minuto. Via Vecchia Barbaricina appare diversa per un giorno, mentre nei dintorni prosegue l’attività di decine di parcheggiatori e di venditori abusivi. «È vero, vendono merce contraffatta e quindi illegale, ma sono brave persone che non danno mai fastidio - testimonia un barista di via Cammeo, che chiede l’anonimato -. La convivenza, nella zona, è stata sempre pacifica e, anzi, spesso sono loro ad aiutare i turisti disorientati e ad avvertirli della presenza dei borseggiatori. Le scene da guerriglia urbana non fanno bene alla città, perché i turisti scappano e il commercio muore. Certo, la città ha bisogno di sentirsi più sicura, ma per farlo occorre partire da chi è veramente pericoloso e non da quelli che cercano di guadagnarsi in qualche modo un pezzo di pane».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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