Il Tirreno

Pisa

Moschea: botta e risposta comitato-Comune

Laurora: l’amministrazione rinuncia a fare appello. La replica: è inutile visto che il referendum non si terrà

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PISA. «Vi comunichiamo con grande soddisfazione che il Comune di Pisa (amministrato dal Pd), ha formalmente rinunciato all’appello contro la decisione del Tribunale di Pisa che aveva accolto, lo scorso febbraio, il ricorso d’urgenza del comitato “Il Popolo decide” sul referendum relativo alla costruzione della moschea a Porta a Lucca. La decisione a noi favorevole risulta confermata in modo definitivo, per di più con la condanna del Comune al pagamento delle spese processuali», dichiara Manuel Laurora, portavoce del comitato e candidato al consiglio comunale nella lista della Lega. «Poiché nel frattempo - aggiunge - il Comune stesso ed i garanti hanno frapposto ogni possibile ostacolo allo svolgimento del referendum (anche in modo del tutto illegittimo, così come accertato), le prossime elezioni comunali del 10 giugno si sono trasformate anche in un voto sulla moschea e sul modo di amministrare la città da parte del Pd».

La replica in una nota dell’amministrazione comunale, dove in sostanza si controbatte: nessun successo per il comitato in Tribunale, che non è entrato nel merito della questione moschea, ma una rinuncia all’appello perché nel frattempo il referendum è stato annullato dai garanti. «Il Comune - si legge - ha rinunciato al reclamo in tribunale perché diventato inutile dato che a febbraio i garanti si sono espressi nel merito circa l’inammissibilità del quesito in quanto contro la libertà religiosa e quindi incostituzionale. Il reclamo del Comune al tribunale non era sul merito, ma sulla concomitanza di data dell’eventuale referendum (che data la decisione dei garanti non si terrà) con le elezioni.

A conclusione del ricorso presentato dal Comitato promotore del referendum contro la moschea, il Tribunale aveva disposto che il Comitato dei Garanti si esprimesse, entro dieci giorni, nel merito dell’ammissibilità del quesito referendario. Il comitato dei garanti, in precedenza, aveva ritenuto improcedibile il referendum perché avrebbe dovuto svolgersi in concomitanza con le elezioni, prima politiche, poi amministrative. Il giudice non aveva ritenuto fondata questa decisione del Comitato, perché, a suo parere, il termine “concomitanza” doveva essere inteso in senso letterale (cioè, il referendum non poteva svolgersi nello stesso giorno delle elezioni, ma poteva essere tenuto nei giorni immediatamente precedenti o successivi) e quindi aveva ordinato ai garanti di esprimersi nel merito dell’ammissibilità. Contro tale decisione il Comune aveva fatto immediatamente reclamo. Poi, pochi giorni dopo l’emanazione dell’ordinanza del giudice, il comitato dei garanti si è espresso nel merito ed ha ritenuto inammissibile. In questo modo i garanti hanno ottemperato all’ordine del giudice, stabilendo che il referendum non poteva comunque svolgersi. Di conseguenza, spiega il Comune nella nota, il reclamo contro l’ordinanza diventava del tutto inutile e quindi l’amministrazione ha rinunciato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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