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Pisa, la troppa presunzione dei Corrado - Il commento

di Cristiano Marcacci
Pisa, la troppa presunzione dei Corrado - Il commento

Per una piazza come Pisa, che vuol vincere e risalire la china, stando almeno ai dichiarati obiettivi societari, i Corrado non sono affatto sufficienti.

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C’è solamente una parola da utilizzare, purtroppo. È inevitabile: fallimento. È svanito il progetto agonistico di una società, e con esso il sogno di una città, desiderosa al più presto di tornare sul secondo palcoscenico del calcio che conta. Non è bastato collezionare ben tre allenatori in una stagione.

Dal campionato è arrivato il verdetto: una squadra troppo molle, non decisa nei momenti decisivi, priva di personalità, che si smarrisce alla prima difficoltà. Un gruppo di ragazzi dai modi fin troppo garbati per la rude serie C, rassomiglianti in tutto e per tutto alle caratteristiche del gruppo dirigente della proprietà, prime tra tutte la disponibilità e la gentilezza. Ce ne scordiamo però una: la presunzione. In qualche caso ne hanno avuta i giocatori, ma da sempre l’hanno avuta i Corrado. E forse la stanno scontando. Per una piazza come Pisa, che vuol vincere e risalire la china, stando almeno ai dichiarati obiettivi societari, i Corrado non sono affatto sufficienti. Accanto a loro ci vuole un manager forte e navigato, che s’intenda di calcio e di giocatori.

E poi occorre un allenatore che sappia stare e sgomitare nella categoria, un Braglia alla prima maniera per intendersi. Non lo è stato Carmine Gautieri, sicuramente un bravo tecnico ma più da scrivania che da panchina, non lo è stato Michele Pazienza, scaraventato all’improvviso in un copione dove non ha retto e non poteva reggere la parte (gli auguriamo di farcela in futuro) e non lo è stato Mario Petrone, uomo d’esperienza ma con un curriculum dai risultati abbastanza carenti.

È giusto non perdere di vista e far procedere il progetto della super Arena, ma è altrettanto giusto costruire, oltre ad uno stadio completamente nuovo, una più quadrata ossatura a dirigenza e squadra. Le due esigenze devono essere strettamente legate, non possono prescindere l’una dall’altra, si sorreggono l’una l’altra. Altrimenti, si rischia un altro fallimento. 

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