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Pisanova teme altri roghi dolosi
Altri due inquietanti episodi in via di Padule oltre all’incendio del palazzo evacuato: «Più telecamere»
PISA. Lunedì notte l’esplosione di tre motorini, con le fiamme che hanno devastato un palazzo. Due settimane fa l’incendio di una coperta appoggiata per terra, mentre ad aprile a bruciare fu la cassetta della posta di una persona che, fra l’altro, non viveva più lì. Pisanova ora ha paura. Gli atti di vandalismo di via di Padule, che l’ultima volta hanno rischiato di uccidere una mamma e i suoi due figli, sono arrivati al punto di non ritorno.
Difficile, ad oggi, capire che cosa stia succedendo. Una risposta stanno cercando di darla i carabinieri, al lavoro con il nucleo operativo guidato dal maggiore Giovanni Bartolacci, che martedì mattina insieme ai vigili del fuoco, alla polizia di Stato e al personale dell’Apes – gli appartamenti di quel civico sono tutti di edilizia popolare – erano subito sul posto per appurare la dolosità dell’incendio, confermata dagli addetti ai lavori.
Al centralino del 115, quella notte, sono arrivate 60 chiamate di aiuto. Quattro mezzi e 14 uomini, in pochi minuti, si sono precipitati per domare le fiamme. Un lavoro lungo e dispendioso di energie quello dei pompieri, che ha fatto sì che nessuno si facesse del male, visto che l’odore del fumo acre in molti casi può stordire o far perdere l’orientamento alle persone, in particolar modo se vengono prese alla sprovvista come nel caso di Pisanova. Proprio lì, a due passi da Cisanello e dalle Torri di Bulgarella, i residenti chiedono più protezione. «Servirebbero più telecamere – spiega Barbara Longo, la donna che insieme ai due figli e agli animali, il cagnolino Lord e la gatta Milù, si è ritrovata con l’alloggio popolare inagibile – Ne ho parlato con i miei vicini di casa, sono emersi altri episodi inquietanti. Tre settimane fa, proprio sotto casa nostra, hanno bruciato una coperta. Poi il contenuto di una cassetta postale, di una persona che da un po’ non abita più nel nostro condominio».
Nella notte fra lunedì e martedì, a differenza delle altre volte, il palazzo è stato evacuato. È successo attorno alle 2. Alle 5, la maggior parte degli inquilini, dopo le verifiche di stabilità è potuta rientrare a casa. Barbara no. La sua abitazione al primo piano, proprio sopra gli scooter carbonizzati, era danneggiata. E i pompieri ne hanno dichiarato l’inagibilità. Dopo una nottata trascorsa al pronto soccorso – «Io e i miei figli abbiamo dormito un po’ sulle barelle e un po’ sulle poltrone», aveva detto la donna al Tirreno la mattina seguente – il ritorno in via di Padule in attesa dei dipendenti dell’Apes e di dove potesse andare. Quella stessa zona, fra l’altro, all’inizio del 2013 è stata teatro di atti di vandalismo dalle modalità pressoché identiche. Con diverse auto, bici, motorini e perfino minicar andate a fuoco notte dopo notte nella vicina via Norvegia, a qualche centinaio di metri dall’alloggio popolare della giovane mamma pisana. Anche in quel caso, secondo quanto appurato dagli inquirenti, si trattò di incendi dolosi. Come martedì. È per questi che gli abitanti ora hanno paura. E chiedono più protezione e telecamere.
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