Il presidio
Più regole sulle sagre e stop a quelle “false”
PISA. «Dopo anni di battaglie sia a livello regionale che nei singoli Comuni, siamo riusciti ad ottenere un regolamento per le sagre e soprattutto un giro di vite per coloro che con “finte sagre”...
PISA. «Dopo anni di battaglie sia a livello regionale che nei singoli Comuni, siamo riusciti ad ottenere un regolamento per le sagre e soprattutto un giro di vite per coloro che con “finte sagre” svolgevano una concorrenza sleale nei confronti dei ristoratori. Ed i primi risultati si stanno vedendo anche nel nostro territorio». C’è soddisfazione nella parole di Massimo Rutinelli, vicepresidente area pisana di Confesercenti Toscana Nord, nel commentare il nuovo codice del commercio approvato dalla giunta della Regione con il quale si mette un freno alle così dette “finte” sagre. In pratica quelle feste o sagre la cui gestione è affidata a soggetti terzi che incassano parte dei proventi (quindi non parliamo di associazioni, pro loco, enti sportivi), non potranno durare più di dieci giorni; stesso limite anche per quelle feste che non hanno niente di locale (un esempio? La sagra del cacciucco a Volterra). Via libera invece per quelle iniziative organizzate da associazioni senza fine di lucro e che investono l’incasso nelle attività associative. «La situazione delle sagre era sfuggita di mano – dice ancora Rutinelli -. Vorrei ricordare che in Toscana sarebbero addirittura 1500 gli eventi, per un giro di affari stimabile in almeno 30 milioni di euro, oltre 4 solo nella provincia di Pisa. Giusto quindi porre dei limiti per chi vuole organizzare eventi temporanei, da un tetto massimo di durata, appunto, all’obbligo di coinvolgere gli operatori in sede fissa o certificare la finalità dei proventi». Per Confesercenti Toscana Nord è un passo importante a tutela di ristoratori e pubblici esercizi. Aggiunge Simone Romoli, responsabile area pisana: «Il fenomeno diffuso dell'erogazione di pasti al di fuori del canale tradizionale della somministrazione stava producendo pesanti effetti negativi per i pubblici esercizi. La proliferazione di sagre e pseudofeste provoca una distorsione delle regole di mercato ed un fenomeno di concorrenza sleale nei confronti di chi somministrai con regolare licenza, rispettando una infinita serie di prescrizioni oltre che pagare tutte le imposte. Con questo codice regionale si fa un po’ di chiarezza senza però penalizzare quelle sagre che davvero promuovono prodotti locali senza speculazioni. Nuovo codice che potrebbe aver prodotto un primo risultato con lo spostamento della sagra del pesce da Marina a Livorno – conclude Romoli – dove gli organizzatori, soggetti privati è bene ricordarlo, hanno trovato chi è in grado di garantire le nuove regole che a Pisa non venivano rispettate».
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