Il Tirreno

Pisa

Mamma e figlia accusate di stalking sull’ex compagno

di Pietro Barghigiani
Mamma e figlia accusate di stalking sull’ex compagno

La madre patteggia 6 mesi, l’altra rinviata giudizio Le minacce al telefono: «Ti ammazzo, ti prendo a coltellate»

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PISA. Il reato è sempre quello. A essere invertite sono le parti in lite. C’è sempre lo stalking ad avvelenare gli animi dei protagonisti di una storia finita a denunce. Solo che nel ruolo di accusate stavolta compaiono mamma e figlia e in quello di “vittima” l’ex compagno della giovane. Decine tra sms e telefonate messe nel conto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 con le due donne, entrambe di Livorno, protagoniste della persecuzione ai danni di un 46enne pisano.

Una storia finita nel peggiore dei modi, ma che aveva avuto nella reazione di madre e figlia un comportamento diciamo poco elegante nei confronti dell’ex fidanzato. Di qui la querela dell’uomo sfociata nella richiesta del processo da parte del pm Aldo Mantovani. Ieri mattina il gip Giulio Cesare Cipolletta ha disposto il rinvio a giudizio per la figlia, 45 anni, (omettiamo i nomi di entrambe per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr), mentre la mamma, 65 anni, ha patteggiato una pena di 6 mesi per stalking in concorso.

Un’udienza veloce quella in cui le parti hanno rievocato in estrema sintesi quelle che erano state le vicissitudini di una coppia ormai sfaldata. E con uno strascico pesante da dover gestire. Lui che cerca la ex la cui mamma si mette in mezzo per proteggere la figlia: «Non chiamare più perché ti ammazzo, vengo sotto casa tua e ti ammazzo, ti prendo a coltellate. Abbiamo dei parenti siciliani, stai attento a dove cammini». Un tono chiaro nel respingere i tentativi di avvicinamento dell’ex manifestato con sms e telefonate.

Con i messaggi messi in querela e diventati prove documentali. Che il 46enne pisano non avesse più possibilità di vivere un addio senza farsi del male lo testimoniano anche le conversazioni tra lui e quella che era stata la sua compagna.

La dose di insulti che la donna gli rovescia addosso è eloquente: «Sei uno psicopatico, demente, idiota, lascia perdere la mia famiglia e bimbi perché sei un uomo morto. Se voglio organizzo una squadra e ti faccio pestare perbene».

Dopo aver ricevuto telefonate e sms di questo tenore, l’ex ha tradotto in una querela lo stato d’ansia provocato da un assalto del genere. Solo verbale, ma concreto, secondo l’accusa, a costringerlo a modificare le sue abitudini con il timore di uscire di casa per paura di essere aggredito o di ritrovarsi l’auto danneggiata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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