Il Tirreno

Pisa

Compare in aula per la prima volta a sei anni dalla denuncia dell’ex

di Pietro Barghigiani

Dirigente di un ente pubblico sotto processo per stalking. Rinvii ottenuti con certificati e cambi di avvocati La donna sentita a lungo: «Finalmente posso raccontare tutto. Non l’ho voluto guardare in faccia»

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PISA. «Finalmente posso raccontare tutto, dall’inizio alla fine. È un momento che aspettavo da almeno sei anni».

Seduta davanti al giudice Raffaella Poggi, l’ex moglie di un dirigente di un ente pubblico (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la presunta vittima, ndr) a processo per stalking, violenza privata e violazione di domicilio per un’ora e mezzo mette in fila episodi, turbamenti e angosce. Una testimonianza-sfogo che alla fine dell’udienza fa dire alla donna, anche lei impiegata nella pubblica amministrazione: «Mi sono tolta un gran peso, ora mi sento sollevata».

L’imputato, 55 anni, assistito dall’avvocato Salvatore Salidu, era in aula. Era la prima volta dall’inizio dei procedimenti penali poi riuniti in un unico dibattimento.

«Non l’ho voluto guardare in faccia, l’ho evitato perché mi metteva ansia. Era impassibile, come sempre» aggiunge l’ex moglie assistita dall’avvocato Stefania Mezzetti. Del caso “Il Tirreno” si era occupato nel marzo 2017 per denunciare i continui rinvii collezionati dall’uomo tra certificati medici per malattia, donazioni del sangue con relativa diagnosi di calo di pressione e, quindi, l’impedimento a presentarsi in aula. Poi si sono infilate in mezzo le astensioni degli avvocati e, non ultimo, il cambio di almeno tre difensori che ha richiesto ulteriori mesi per studiare le carte. Rinvii consentiti dalla legge che avevano esasperato la donna, costretta, nel frattempo, a fronteggiare i “dispetti” dell’uomo.

«Quando ho fatto presente il tempo trascorso tra le denunce e l’inizio vero e proprio del processo, il giudice mi ha rassicurato dicendomi che non c’è un rischio prescrizione» chiosa l’ex moglie del dirigente pubblico. Quello che nel corso degli anni, a partire dal 2012, è stato messo nero su bianco nelle querele, ieri pomeriggio è diventato un racconto fluviale. Doloroso, ma anche liberatorio. Dagli ingressi a sorpresa in casa dopo la separazione alla violazione del divieto di avvicinarsi alla ex che per l’imputato si traduce persino in un arresto ai domiciliari. Le irruzioni in casa, per i motivi più futili, secondo l’accusa, quasi sempre provocano l’arrivo di polizia e carabinieri. «L’ho denunciato anche nell’agosto 2016 – spiega la donna –. Me lo sono trovato in casa. Ero bloccata a letto per un’operazione seria e ho avuto paura». A sei anni dalla prima querela ha potuto raccontare la sua verità. A settembre nuova udienza quando dovrà rispondere alle domande dell’avvocato dell’ex marito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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