Commando antiterrorismo a Boccadarno
Simulata dai reparti speciali la liberazione di ostaggi con l’assalto a suon di bombe
MARINA DI PISA. Bum. La vecchia porta di metallo dell’edificio abbandonato preso d’assalto dai terroristi salta in aria. Il fumo della carica esplosiva piazzata pochi secondi prima dagli uomini del 9° Reggimento Col Moschin copre l’irruzione della squadra formata da dieci uomini equipaggiati con armi d’assalto. Urla e spari. Poi il silenzio. I militari perlustrano l’edificio e liberano gli ostaggi, ma uno dei terroristi riesce a guadagnare l’uscita. Una breve corsa interrotta dal fiuto di Gino, giovane pastore tedesco delle unità cinofile di Grosseto, che lo insegue e lo agguanta con un morso al braccio, mentre tre uomini lo raggiungono e lo bloccano.
In supporto sopraggiunge un elicottero CH47 F. Un giro di ricognizione. Poi gli elicotteristi calano dal portellone posteriore due grosse funi. Gli uomini a terra, con Gino imbracato e messo in sicurezza, si aggrappano e iniziano a volteggiare nell’aria. Il nuovo aeromobile in dotazione all’esercito italiano spicca il volo verso la salvezza attraversando il cielo di Marina di Pisa dove, presso la base addestrativa incursori (Bai), ieri mattina si è svolta “global capacity” la terza esercitazione delle forze speciali dell’Esercito italiano (Comfose). Circa 120 uomini appartenenti al 9° Reggimento d’assalto paracadutista “Col Moschin” e al 185° Reggimento paracadutisti ricognizione e acquisizione obiettivi (Rao), entrambi con sede a Livorno, del 4° Reggimento alpini paracadutisti “Rangers” (Verona), del 28° Reggimento “Pavia” (Pesaro) e del 3° Reggimento elicotteri per operazioni speciali (Reos) “Aldebaran” di Viterbo. Una successione di atti tattici, svolti congiuntamente da tutte le unità appartenenti al comparto e sviluppati in tutti i domini (terrestre, marittimo e aereo), seguita dal sottocapo di Stato maggiore della difesa, il generale di squadra Roberto Nordio, e dal suo omologo pakistano, il generale Zubair Mahmood Hayat, in visita ufficiale insieme ad una delegazione dell’esercito pakistano alle forze armate italiane, entrambi accolti dal picchetto d’onore al grido “Folgore”.
Un breve briefing congiunto per fare il punto della situazione e illustrare l’operazione. L’allarme arriva dalla terraferma, ma l’intervento avviene via mare. Da un aereo otto paracadutisti del Reggimento d’assalto Col Moschin e del Rao si lanciano insieme a due enormi casse. In poco più di un minuto sono in acqua, ad oltre tre miglia di distanza dalla costa. Dai contenitori spuntano due battelli commando, che grazie ad una bombola e ad un complicato sistema di aerazione interna i militari riescono a gonfiare in pochi istanti, e tutto il necessario per un assalto. Armi comprese. Una preparazione complessa, ma veloce. E soprattutto silenziosa, in ossequio al motto del Rao: “Vedere senza essere visti”. Tolte le pinne, raccolti i paracaduti le due squadre formate da quattro uomini sono pronte a raggiungere la costa a bordo degli speciali gommoni che possono raggiungere elevate velocità, affiancati da altre squadre che hanno raggiunto il “punto di incontro” via mare. Rapidità e collaborazione. Capacità da materializzare soprattutto durante un’emergenza terroristica. L’assalto all’edificio riesce a portare in salvo tutti gli ostaggi, ma un gruppo di terroristi a bordo di un furgone cerca di guadagnare la fuga o, probabilmente, lo scopo è immolarsi contro altri civili o strutture. Dalla macchia verde del Parco di San Rossore spuntano due elicotteri che in pochi secondi riescono a raggiungere il furgone.
Gli Alpini paracadutisti Rangers sono pronti all’azione. Spalancano i portelloni e con le funi raggiungono il suolo. Una decina di fucili d’assalto circondano il mezzo occupato dai terroristi, che non hanno altra scelta se non la resa.
«Quella di oggi (ieri per chi legge, nda) è un’esercitazione per dimostrare le capacità delle forze speciali dell’esercito, che rappresentano il top delle forze armate italiane, in grado di intervenire in ogni scenario e in tempi rapidissimi», evidenzia il generale di brigata Ivan Caruso, comandante del Comfose, il comando che ha il compito di selezionare, formare e addestrare il personale destinato al comparto delle operazioni speciali dell’esercito. Tra le varie attività addestrative svolte a Boccadarno, anche la simulazione di “un’operazione di evacuazione di non combattenti” per riportare sul suolo nazionale concittadini che, a causa di rivolte, rivoluzioni, insurrezioni o catastrofi naturali, non sono più al sicuro nel Paese che li ospita. «Le forze speciali dell’esercito rappresentano una grande risorsa per il Paese - sottolinea Nordio -, soprattutto per la capacità di operare con forze e comandi diversi che questi uomini hanno dimostrato anche in varie occasioni (durante il terremoto del Centro Italia) per aiutare la popolazione (il Dual use, la capacità di intervenire per scopi pacifici o militari, nda). Squadre che con grande sacrificio e un lungo e duro addestramento si mettono a disposizione della Nazione».
Danilo Renzullo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
