Il presidio
Rissa durante Canapisa: si massacrano con catene e bottiglie - Video
Pisa: la rissa in via Canavari, all'arrivo del corteo a favore delle droghe leggere. Prima la bottigliata al collo, poi l'aggressione cinque contro uno con ferro e cinture
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PISA. Prima la bottigliata di birra in faccia. Poi il cinque contro uno a colpi di cinture e catene. Paura nella notte di sabato 19 maggio nel parco di via Canavari, all’arrivo del corteo anti-proibizionista di Canapisa che nel corso del pomeriggio aveva attraversato la città come ormai da 18 anni a questa parte.
Nel parchetto diventato per una sera fulcro della manifestazione – con musica, bancarelle, ma anche parecchie canne – alle 23.30 una banale lite verbale sfocia in violenza. In rissa da saloon con bottiglie rotte e un cittadino africano – in fuga dagli aggressori – che a torso nudo si ritrova bersaglio di cinture e catene dopo aver rotto il contenitore di vetro sul collo del rivale. Il vetro – fra l’altro – lì era proibito da una specifica ordinanza emessa dalla Prefettura proprio in relazione allo svolgimento della manifestazione. E infatti, chi vendeva l’alcol ai chioschi, versava tutte le bevande in bicchieri di plastica.
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La violenza si scatena in pochissimi minuti. Quando la lite sembra sedata dagli amici dell’una e dell’altra persona, il giovane africano cede alle provocazioni e colpisce l’altro – un ragazzo italiano, forse toscano – con una bottigliata in faccia. Avrebbe comunque prevalso facilmente: il primo alto e con il fisico scolpito, l’altro basso e con l’andatura incerta e sbandata. Il vetro si infrange sul collo: sangue e schegge ovunque. Piomba il panico in via Canavari. Alcuni manifestanti scappano, altri rimangono lì cercando di dividere i contendenti. Per riappacificare gli animi c’è chi si prende insulti e spinte, rischiando addirittura il pestaggio.
«Cog***ne dove vai?». In via Canavari continuano le provocazioni. Il ferito è rabbioso, animato dalla voglia di vendicarsi. Il manifestante di colore cerca di allontanarsi, si rifugia dai volontari della Croce rossa italiana. Nel frattempo l’altro, rabbioso e non in sé, chiama i suoi amici. Sono in cinque e insieme a loro cerca l’aggressore per tutta l’area della manifestazione, avvicinandosi pericolosamente al presidio delle forze dell’ordine, schierate numerose ai lati del sit-in dei partecipanti a Canapisa.
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I cinque violenti lo trovano dopo 50 metri. «Eccolo, eccolo, è lui!». È lì con i soccorritori. Lo circondano prendendolo a catenate e cinghiate. Lui resiste. I volontari della Croce rossa scappano, la rissa si sposta perfino sotto una bancarella che rischia di collassare per colpa dei rissaioli. Alla fine l’africano riesce a scappare, ancora una volta vicino a un’autoambulanza, mentre i carabinieri intervengono per riportare la pace. Poi i cinque – italiani e con accento toscano – scappano verso via Garibaldi. Il giovane di colore, invece, viene soccorso dai ragazzi della Croce rossa, che poco prima insieme ai militari lo avevano salvato da conseguenze ben peggiori.
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Passa mezz’ora e tutto finisce. Via Canavari si svuota. I vetri e qualche schizzo di sangue rimangono per terra. E i manifestanti si disperdono verso le auto e la stazione, dove nella notte partono due treni per Firenze e Salerno.
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