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L’addio a Giorgia nella chiesa di Riglione
Oggi alle 15,30 l’ultimo saluto. L’autopsia: la bimba uccisa dallo shock termico. Il papà abbraccia la moglie: «Scusami»
PISA. È il giorno dell’addio. E di un nuovo dolore che si rinnova nella sua carica contagiosa che dal pomeriggio di venerdì ha piegato una comunità ancora scossa da una tragedia che ha fatto piangere l’Italia. È il giorno dell’ultimo saluto per la piccola Giorgia. Un’esistenza breve e luminosa che il destino ha interrotto a una manciata di giorni dalla prima candelina da spegnere su un torta che non vedrà mai. Lo avrebbe fatto il 31 maggio, la bimba arrivata appena un anno fa a fare compagnia alla sorellina in casa Carli, il padre Daniele e la mamma Gabriella Perrone. La famiglia si è trasferita a Musigliano nel comune di Cascina, dopo aver abitato per anni a Riglione.
Il funerale. Non avrà la festa che avrebbe meritato. La sorte le ha riservato un altro appuntamento. Oggi alle 15,30 nella chiesa di Riglione ci sarà il suo funerale. Esequie che non è difficile immaginare partecipate. Non solo per lo strazio provocato dalla morte di un angelo di un anno dimenticato in auto per almeno sette ore dal papà che da Musigliano era arrivato a San Piero a Grado ignorando inconsapevolmente di avere ancora sui sedili posteriori sua figlia. Anche se non originari di Pisa, dove si sono laureati, sono molto conosciuti Daniele, nato a Scarlino, ingegnere 44enne alla Continental di San Piero a Grado e segretario del Pd di Riglione, e la moglie Gabriella, di Gioia del Colle (Bari) dipendente dell’azienda di Stato Leonardo (ex Finmeccanica), i cui vertici le hanno fatto le condoglianze con la pubblicazione di un necrologio sui quotidiani.
L’autopsia. Nella tarda mattinata di ieri il professor Luigi Papi ha concluso l’autopsia sul corpicino della bimba, la cui salma dal primo pomeriggio è stata sistemata nella cappellina mortuaria della Pubblica Assistenza di via Bargagna. La bimba è morta per lo shock termico provocato dalla temperatura salita in auto nel corso delle ore con i finestrini chiusi e il sole di una giornata quasi da canicola estiva. Una causa iniziale che ha poi innescato un’insufficienza delle funzioni vitali dei vari organi. Il cuoricino si è spento nella tarda mattinata. Quando alle 15,30 circa la mamma ha chiamato il marito per chiedergli conto dell’assenza della piccola al nido dove era andata a riprendere la figlia, la piccina era deceduta da diverse ore. Dalle 8,30 era nell’ovetto sui sedili della Peugeot familiare nel parcheggio aziendale.
«Scusami». Adagiata in una bara bianca di un metro, quello scricciolo inanimato è diventato il simbolo di una sofferenza infinita. I genitori sono arrivati in via Bargagna verso le 15. Davide che abbraccia la moglie. Non smette di disperarsi. «Scusami, scusami» le sussurra come fosse una litania che non riesce a fermare. «Come è potuto succedere?» è il tormento interiore consegnato a chi gli si avvicina. Tra amici e compagni di partito in tanti si presentano alla Pubblica Assistenza. C’è anche il sindaco Marco Filippeschi, con altri del Pd alla Continental per stare vicino a Daniele nell’incubo in cui era precipitato.
L’invito della famiglia. I genitori hanno deciso di sostenere un progetto, ancora in embrione, per ricordare la loro bimba. «Non fiori ma offerte per il progetto “Un libro da Giorgia”» è il cartello apparso nella cappellina. Un invito a chi vorrà dedicare non solo il suo tempo, ma anche un segno tangibile per la memoria della bimba.
L’inchiesta. Carli è stato iscritto dal magistrato Giancarlo Dominijanni nel registro degli indagati per omicidio colposo. Ha già nominato un legale e a breve avrà bisogno anche di uno psichiatra per le consulenze alla base delle quali sarà impostata l’azione della Procura. La sequenza ricostruita dai carabinieri sentendo lo stesso ingegnere e la moglie è lineare nel suo tragico epilogo. Non ci sono ombre investigative. Andrà accertata, invece, la “rimozione” nella mente del papà con una eventuale diagnosi di un’amnesia dissociativa. Una condizione che potrebbe collocarlo, nelle ore del blackout, nel limbo della non punibilità per quella dimenticanza che in qualche modo ha trasformato anche lui in una vittima.
Pietro Barghigiani
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