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Pisa

la protesta di via delle trincere 

In strada per difendere le proprie case dai disordini

In strada per difendere le proprie case dai disordini

PISA. Hanno ripetuto lo stesso rituale anche quest’anno. Incuranti del fatto che qualche sbandato, vedendoli seduti fuori dal portone, potesse insultarli. È l’ennesimo anno di protesta quello degli...

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PISA. Hanno ripetuto lo stesso rituale anche quest’anno. Incuranti del fatto che qualche sbandato, vedendoli seduti fuori dal portone, potesse insultarli.

È l’ennesimo anno di protesta quello degli abitanti del civico 5 di via delle Trincere, accanto al parchetto di via Canavari, dove sabato sera si è conclusa la “street parade” anti-proibizionista di Canapisa.

Vitale Arseni, Maila Bisi, Daniela Arrighini e Tiziana Marino solo fuori dalla lora abitazione, sul marciapiede di fornte all’edificio dove abitano. Come sempre. Tiziana si è pure portata la sedia da casa. «Sono curiosa e passo il tempo, ma a vedere questi ragazzi mi demoralizzo».

La battaglia del civico 5 di via delle Trincere va avanti da tempo. Hanno protestato in Comune e avviato una raccolta firme per scongiurare che Canapisa finisse sotto le loro finestre. E da due anni sono riusciti ad avere transenne e fettuccine per evitare che almeno sui posti auto, rigorosamente vuoti, non stazionassero i camion-chioschi di panini e bevande.

«Parcheggiavano qui – indica Arseni – e c’era un odore terribile. Ma fino a sei anni fa, quando non avevamo ancora il cancello, i manifestanti entravano nel cortile per drogarsi e fare sesso. Uno squallore. Restiamo comunque assuefatti da questa situazione».

Come tutti gli abitanti, anche loro quattro hanno lasciato le macchine nei posti più vicini, in via Battelli ad esempio. «Ci siamo organizzati per stare qui sulla porta in segno di protesta», sostiene Arrighini. «Io ho mio suocero disabile – continua Vitale – ma se succede qualcosa, stasera, cosa faccio?», si sfoga.

«La verità è che non ne possiamo più. Noi avremmo preferito che la questura acconsentisse al tragitto verso la Cittadella», aggiunge Bisi. Proprio Maila, tutta la sera, fa e giù da casa piena di vassoi e caffè. Li porta ai poliziotti e ai carabinieri in presidio là attorno. «Io le mie forze dell’ordine me le coccolo», conclude. E a notte arriverà ben oltre la doppia cifra di moka.

(s.t.)



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